Se a Roma piove e le strade si rompono, la colpa è dei romani? Non c'è pace per i romani, ora accusati di essere carnefici e non vittime - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

13-10-2015

Se a Roma piove e le strade si rompono, la colpa è dei romani?

Non c'è pace per i romani, ora accusati di essere carnefici e non vittime


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Domani sono previste piogge. Abbondanti piogge. E le strade di Roma e della provincia si riempiranno di buche come se un bambino piangesse su un disegno venuto male. Così come scoppieranno le polemiche per la mancata manutenzione e la mancata pulizia dei tombini. Solo che domani e nei prossimi giorni non si potranno invocare le dimissioni di un sindaco che le ha già presentate.

 

Domenica scorsa su La Stampa, Mattia Feltri ha scritto un articolo intitolato Rifiuti, clacson, multe non pagate: il problema di Roma è chi ci vive lamentando che le responsabilità sono, appunto, dei romani, capaci solo di scaricare le loro responsabilità sui politici. A costoro però, non c’è traccia di rimproveri. Questo silenzio fa sorridere se si pensa di dover rimproverare ai romani anche di transitare su strade dove sono più le lacune che i tratti regolari o di non aver fatto quello per cui i romani pagano importanti tasse.

 

Eppure non è nuova questa teologia del romanicidio di cui i responsabili sarebbero proprio coloro che a Roma ci vivono, non si capisce bene per perseguire quali interessi. Eppure è piuttosto ovvio ed evidente che anche ammesso e non concesso che i romani fossero più allineati al sistema, concedendo allo Stato e al comune ulteriori risorse economiche, queste (come la storia dimostra) non andrebbero a riparare le strade, a smaltire i rifiuti o a far funzionare il sistema dei trasporti (per rimanere agli esempi di Feltri), ma finirebbero in chissà quali scandali di cui fra qualche tempo andremo raccontando inorriditi sulle pagine dei giornali.

 

La caccia al romano è uno sport perseguito e praticato regolarmente da una certa mentalità che occupa i posti che contano; ed è ipocritamente praticato da coloro che di Roma sono i primi a beneficiarne, per poi parlarne inorriditi. Che ora si arrivi anche alla teorizzazione e alla legalizzazione di questa infondata pratica è un esercizio di cui faremmo volentieri a meno. Per il bene di tutti, non solo dei romani.

 





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