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SCIENZE E TECNOLOGIA

 

16-10-2015

La pelle di plastica dotata di sensibilità: la rivoluzionaria creazione made in Usa

Grazie alla sua flessibilità potrebbe essere presto utilizzata per il rivestimento degli arti robotici


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Arriva dagli Stati Uniti, è simile a quella dell’uomo ed è in grado di trasmettere al cervello le percezioni. Si tratta della pelle artificiale di plastica, la nuova creazione, ancora in fase di sperimentazione, a firma dei 17 ricercatori della Stanford University guidati dalla docente di Ingegneria chimica Zhenan Bao. Composta da due strati di plastica, uno esterno che capta diversi tipi di pressione, dalla più intensa alla più debole, e uno interno che funge da circuito per il trasporto dei segnali elettrici, la “pelle”, grazie alla sua flessibilità, potrebbe essere presto utilizzata per il rivestimento degli arti robotici.

COME FUNZIONA Alla base dello straordinario meccanismo, miliardi di nanotubi di carbonio. Nel momento in cui viene esercitata una pressione sulla plastica che li contiene, infatti, i nanotubi si aggregano e inviano impulsi elettrici ai sensori del secondo strato di plastica attraverso un codice simile a quello dell'alfabeto Morse, sensori che, piegandosi senza rompersi, vengono inseriti nella plastica grazie a una stampante 3D. All'incrementarsi della pressione, dunque, aumenta in maniera direttamente proporzionale il numero degli impulsi. "È la prima volta che un materiale flessibile e simile alla pelle riesce a rilevare la pressione subita e a trasmettere il segnale elettrico al sistema nervoso'', afferma la professoressa Zhenan Bao, illustrando la ricerca condotta insieme al suo team alla rivista americana Science.

LE ASPETTATIVE Adesso ai ricercatori non resta che mettere a punto il modo in cui i segnali potranno raggiungere il cervello attraverso i nervi. In un futuro non molto lontano, quindi, la pelle artificiale oltre a essere sensibile allo stimolo della pressione potrebbe esserlo anche al caldo, al freddo e addirittura del dolore. Forse una buona notizia per i pazienti portatori di protesi di arti che nutrono la speranza di recuperare almeno la sensibilità tattile.

di Valeria De Simone
 





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