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CULTURA

 

04-11-2015

I padiglioni di Expo 2015. Fine o nuovo inizio?

Dal 1° novembre si è partiti con la chiusura di Expo Milano 2015 e lo smontaggio delle strutture, con la loro nuova destinazione e riqualificazione


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Dopo 184 giorni è terminato il tanto agognato e sudato EXPO Milano 2015. Chiusosi tra applausi e critiche, bisognerà ora pensare allo smontaggio di tutti i padiglioni e delle strutture interne alla fiera, presso Rho - Milano, entro il 30 Giugno 2016. Ovviamente la cosa che preoccupa è la destinazione del materiale e del cibo in eccesso, ma da fonti ufficiali stampa dell’Expo, grazie ad una collaborazione fra i diversi banchi biomedico, farmaceutico, alimentare e tecnologico, tutto sarà recuperato e riciclato. Il Banco Informatico Tecnologico e Biomedico Onlus provvederà al recupero delle stampanti e dei computer, mentre il Banco Building Onlus smonterà alcune strutture e le riadatterà a fini umanitari, lo stesso farà il Banco Farmaceutico Onlus. Del cibo si occuperà il Banco Alimentare, che conferma il recupero e la consegna di cibi integri e commestibili, per quasi 30.000 kg. Forse l’unica problematica riguarderà l’opera di riqualificazione dell’area, ancora soggetta a vari progetti. L’unica cosa certa è che in quella zona rimarranno posizionati il Padiglione Zero, Palazzo Italia e l’Albero della Vita (quest’ultimo almeno fino alla fine dei lavori di smontaggio del complesso). Gli altri padiglioni troveranno ognuno un nuovo utilizzo.

 

 

Le quattro torri del Padiglione Svizzera, quelle del caffè, del sale, delle mele essiccate e dell’acqua, saranno riportare in patria e diverranno delle serre all’interno di cantieri, mentre la maggior parte dei materiali utilizzati saranno riciclati. Le oltre 12 mila piante che riempivano il Padiglione Austria saranno ripiantate: per esempio pini e larici saranno donati ad un bosco vicino Bolzano. La struttura ad alveare del Padiglione Gran Bretagna diverrà una scultura di Land Art in patria.  Il Padiglione Belgio verrà messo all’asta, partendo da una valutazione di un milione di euro. Il Padiglione Ungheria verrà rimontato in patria presso Szombathelly, al posto della Caserma degli Ussari, per divenire parte integrante del Centro della Tutela Ricreativa del Patrimonio e dello Sviluppo dei Valori. Del Padiglione Estonia verranno utilizzate le torri in legno, apprezzate per le altalene, come elementi di arredo nelle città estoni. Il Padiglione Repubblica Ceca sarà portato in patria, preso Vizovice.

 

 

Strano avvenire per il Padiglione Brasile che finirà all’asta su di un sito. Il Padiglione Colombia riciclerà ed riutilizzerà la propria struttura donandola all’Italia. Mentre il Padiglione Cile tornerà a casa. Il Padiglione Emirati Arabi sarà ricollocato nella città di Amasdar City, la prima città del mondo ad emissioni zero. Le strutture sferiche del Padiglione Azerbaigian verranno riportare in patria, per dare alloggio ad un centro per la tutela della biodiversità, nella capitale Baku. Sorte diversa per le oltre quattromila “squame di drago rosso” del Padiglione Vanke, messe in vendita per finanziare il rinnovo del tempio taoista dei cinque draghi, nella provincia di Shanxi. Il Padiglione Bahrain tornerà a casa. Mentre il Padiglione Malesia dovrà provvedere allo smontaggio del pregiatissimo legno utilizzato per la costruzione, il teak, per poi rivenderlo in Italia. Il Padiglione Vietnam donerà le colonne al Comune di Alassio, in Liguria ed il Padiglione Israele, ancora incerto, forse regalerà la propria struttura alla città di Venezia.

 

 

Il Padiglione Angola, che si è aggiudicato il Class Expo pavilion heritage awards, è indeciso su due posizioni: la prima lo vuole in patria per divenire uno spazio museale per tutte le esposizioni universali a cui avrà partecipato l’Angola, la seconda invece nel paese dell’Expo come “Casa dell’Angola in Italia”, sotto la gestione dell’ambasciata. Sfortunatamente oltre a questi spostamenti, sono previste anche alcune demolizioni tra cui i padiglioni di: Cina, Germania, Spagna, Thailandia, Qatar, Oman, Uruguay, Kazakistan e Corea. Le altre partecipanti: Ecuador, Argentina, Giappone, Nepal e Colombia venderanno tutto il materiale ricavato dallo smontaggio completo delle strutture.

 

 

Oltre a queste ci sono le altre strutture, destinate a diverse forme di volontariato e carità. La struttura della Federalimentare Cibus andrà alla Fiera di Parma, mentre il Children Park verrà riutilizzato dalla città di Milano. Il Padiglione Don Bosco diverrà un centro giovanile in Ucraina. I container del Principato di Monaco ospiteranno un centro della Croce Rossa in Burkisa Faso. La sede della Onlus Save The Children verrà collocata nel campo profughi di Jarahieh, in Libano. Parti delle strutture Kinder + Sport diverranno aule didattiche e infermerie e quelle dello Slow Food animeranno gli orti degli agricoltori, entrambi in Africa. Il Padiglione Coca Cola, delle dimensioni di un regolare campo da basket, resterà a Milano per divenire un centro sportivo. Incerto il futuro del Padiglione The Waterstone di Intesa SanPaolo, che potrebbe restare in zona Fiera o essere trasferito direttamente a Milano.

 

 

Insomma un lavoro che si prevede ancor più duro e lungo della stessa esposizione universale. Una cosa però è certa: almeno dalle intenzioni sembra che anche la chiusura voglia ribadire il tema dell’Expo Milano 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Almeno si spera. 

di Pierluigi Liguori
 





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