Mafia Capitale. Odevaine: Totti pagava i vigili in nero, volevano rapire il figlio Il figlio del capitano sarebbe stato in pericolo, e così il padre avrebbe voluto per lui una 'scorta particolare'. Questo tra i fatti emersi al processo - www.Pontilenews.it


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CRONACA

 

10-11-2015

Mafia Capitale. Odevaine: Totti pagava i vigili in nero, volevano rapire il figlio

Il figlio del capitano sarebbe stato in pericolo, e così il padre avrebbe voluto per lui una 'scorta particolare'. Questo tra i fatti emersi al processo


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Processo di Mafia Capitale. Lo scorso 15 ottobre, davanti al pm Paolo Ielo, Luca Odevaine, uno dei principali indagati, da qualche giorno agli arresti domiciliari, dopo essere stato rinchiuso nelle carceri di Torino e Terni, avrebbe dichiarato: «I vigili urbani facevano vigilanza ai figli di Totti,  ma lo facevano fuori dall’orario di lavoro e venivano pagati in nero dallo stesso Totti». Perché questa esigenza? Odevaine afferma che fosse «giunta voce di un progetto di rapimento del figlio di Totti». Odevaine sarebbe venuto a conoscenza di questa vicenda da un confidenza che a sua volta gli avrebbe fatto il preparatore atletico Vito Scala: «Mi disse che un tifoso della Roma, che era appena uscito dal carcere, era andato a dirgli che gli avevano offerto 50mila euro per rapire il figlio di Totti. Allora ne aveva uno, mi pare che avesse un anno. Lui disse di essersi rifiutato: era sì un bandito, ma di fronte al capitano…».

 

Di fronte a Totti, al capitano, qualcuno si è fatto un esame di coscienza che nemmeno davanti al crocifisso si sarebbe mai riscontrato. «Mi chiese di verificare se la cosa avesse qualche fondamento o fossero solo chiacchiere», ha aggiunto Odevaine, «perché ovviamente il padre e la madre erano preoccupati». Cosa fece allora l’imputato? Odevaine dichiara di aver parlato con «l'allora comandante dei carabinieri Salvatore Luongo e col sindaco di Roma e con il questore Nicola Cavaliere, che dopo un po' - mi pare proprio Luongo - mi confermarono che qualcosa c'era. Quindi, senza portarlo a livello di comitato dell'ordine pubblico e sicurezza, e quindi affidare una scorta a un bambino così piccolo, disse: “Se tu c'hai un altro modo per proteggerlo sarebbe meglio, oppure se si possono rivolgere a un'agenzia privata».

 

E così il compito sarebbe stato affidato, secondo quanto aggiunto da Odevaine, a dei vigili: «Loro si rivolsero a due, tre agenzie private», ma alla fine la scelta ricadde su«alcuni vigili che avevano fatto parte di un gruppo, i Pics, durante il Giubileo: alcuni di loro stavano per andare in pensione. Sei di loro hanno fatto questo extra lavoro, fuori dall’orario di lavoro e pagati da Totti, non in straordinario dal Comune». E Odevaine sostiene di essere stato proprio lui a girare ai vigili gli assegni ricevuti da Totti. Stando ancora a quanto sostiene l’imputato, la vicenda si sarebbe conclusa lo scorso anno, «quando Totti si è trasferito nella nuova casa e ha messo un sistema di videosorveglianza. Poi i bambini vanno alla scuola americana. Non ce n’era più bisogno…».

 

«Nel 2008 il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma ha svolto specifiche indagini finalizzate a verificare la fondatezza di notizie acquisite da persone dell’entourage del calciatore, circa un presunto piano di sequestrarne i bambini con finalità estorsive»: così l’Arma. Queste indagini avrebbero dimostrato l’infondatezza delle notizie in argomento.

Saranno fatti ulteriori accertamenti? Saranno fatte verifiche sui presunti assegni girati da Odevaine a questi vigili?

Sui social si esprime solidarietà al capitano: «Avrei fatto la stessa cosa»; ma vi è anche chi critica: «Un impiegato pubblico, tra l’altro agente di polizia giudiziaria, non può svolgere un secondo lavoro in nero». Qualcuno parla di corruzione. Qualcun altro dà più peso alla disperazione.

di Vittoria Montesano
 





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