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CULTURA

 

20-11-2015

Medio Oriente: il risiko delle alleanze all'interno dell'Islam

Per parlare di scontro di civiltà bisogna capire la differenza che intercorre tra musulmani sciiti e musulmani sunniti


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Dopo i terribili fatti di Parigi, ci siamo preposti come obiettivo quello di fare luce su delle questioni che riguardano il Medio Oriente. In questi giorni si sente spesso parlare di scontro di civiltà, ma prima di farlo, forse, si dovrebbe cercare di capire perché molto di questo scontro risieda in un diverso approccio all'islam, ovvero quello tra musulmani sciiti e musulmani sunniti. Questi ultimi rappresentano circa l’80-90% di tutti i musulmani, praticamente la maggioranza. Gli sciiti, invece, rappresentano la minoranza, circa il 10-15%. Tutti i mussulmani condividono dei principi, come: l'accettazione di Allah come unico Dio e di Maometto come suo ultimo profeta, il digiuno nel mese di ramadan, il pellegrinaggio a La Mecca da fare almeno una volta nella vita, il Corano come testo sacro. In realtà, l’ostilità tra sciiti e sunniti affonda le sue radici alla successione a capo dei credenti, dopo la morte di Maometto: per i sunniti l’eredità e la guida dell’Islam spetterebbero a coloro che seguono gli insegnamenti del profeta, senza particolari legami di sangue; per gli sciiti il successore dovrebbe essere un suo consanguineo. Questa differenza ha portato i sunniti ad accusare la minoranza sciita di eresia che, a loro volta, accusa i sunniti di avere dato vita a sette di fanatici ed estremisti, predicatrici della purezza dell’Islam, come l'Isis e la corrente wahabita.

 

La questione è diventata sempre più calda da quando, nei paesi mediorientali e nordafricani, è iniziata la cosiddetta “primavera araba”, le  proteste cominciate tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011. Da questo momento i due rami dell’Islam hanno cominciato a contrapporsi per la conquista del potere; non dimentichiamo che l'Arabia Saudita (sunnita) ha maturato una certa ostilità verso l’Iran (sciita) per la supremazia del Golfo Persico. Fatto è che poi, quando si parla di cosa succede in Medio Oriente, oltre ai combattimenti tra i gruppi islamici rivali, si sono aggiunti quelli tra fazioni appoggiate da governi stranieri. A tal proposito si individuano due aree: quella della “mezzaluna sunnita”, comprendente la Turchia, l'Arabia Saudita e il Qatar, tendenzialmente sostenuta da  Stati Uniti, Francia e  Israele; e quella della “mezzaluna sciita”, comprendente l'Iran degli Ayatollah, l'Iraq del premier sciita Haider al Abadi, il Libano del Sud con il partito sciita degli Hezbollah, e la Siria alawita che, pur essendo un paese a maggioranza sunnita, ha un governo sciita sotto la guida di Bashar Al-Assad, patrocinata dalla Russia e in parte dalla Cina.

 

La cosa interessante è che in questi gironi complicatissimi di alleanze, interne ed esterne al Medio Oriente, sono state messe da parte delle ostilità storiche, come quella tra Iran e Iraq favorita dal ritiro delle truppe americane dopo la caduta dell’ex presidente sunnita Saddam Hussein, con l’ambizione di ridisegnare un’area scongelata dalle rispettive presenze. Insomma, sul futuro del Medio Oriente e sul cambiamento dei rapporti strategici non possiamo prevedere nulla. Quel che è certo è che la guerra non è mai finita.

di Giulia Bordini
 







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