In un Olimpico blindatissimo e deserto, la Lazio non va oltre il pari Non vengono ripagati quei pochi tifosi che, sfidando controlli su controlli, giungono allo stadio Olimpico per assistere a Lazio-Palermo. Doveva essere la partita del riscatto ma all’appuntamento si presenta una Lazio brutta e troppo confusa per cambiare rotta. - www.Pontilenews.it


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23-11-2015

In un Olimpico blindatissimo e deserto, la Lazio non va oltre il pari

Non vengono ripagati quei pochi tifosi che, sfidando controlli su controlli, giungono allo stadio Olimpico per assistere a Lazio-Palermo. Doveva essere la partita del riscatto ma all’appuntamento si presenta una Lazio brutta e troppo confusa per cambiare rotta.


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Finisce in un pareggio inutile Lazio-Palermo. Partita noiosa, a tratti irritante, che purtroppo conferma il periodo di crisi della squadra capitolina che esce dal campo tra i fischi dei tifosi, uno dei pochi momenti di normalità ieri allo stadio. Già perché il clima è diverso dal solito, più pesante, meno scanzonato, almeno fino al fischio d’inizio, quando il gioco sembra cancellare con un colpo di spugna i commenti dei tifosi sui controlli subiti e sui percorsi che hanno dovuto compiere per accedere all’impianto.  

 

Ieri, infatti, sono entrate in vigore misure di sicurezza più severe, rientranti nel piano di sicurezza predisposto all’indomani degli attentati che hanno insanguinato Parigi. L’Olimpico è ritenuto un obiettivo sensibile e in quanto tale al centro della zona rossa che comprende l’area tra il Ponte della Musica e Ponte Milvio.  Chiusura al traffico e tantissimi agenti da sembrare più numerosi dei tifosi a presidiare lo stadio. Controlli delle autorità anche nei locali di ritrovo. Il clima è teso, si percepisce la gravità di una situazione che pesa sulla quotidianità.  I tifosi arrivano in largo anticipo, come richiesto dal club, per sottoporsi ai rigidi controlli di sicurezza di steward e poliziotti che da oggi dispongono anche di metal detector: tre le perquisizioni personali  dai cancelli fino all’ingresso dell’impianto. Sono collaborativi i tifosi, molto più del solito. Aspettano senza protestare il loro turno, cominciando anzi a svuotare borse, tasche e quant’altro per facilitare il lavoro dei poliziotti.

 

Anche all’interno il clima è surreale. Lo stadio è semideserto come mai prima d’ora, perché allo sciopero della curva e alle proteste contro la società, si unisce anche la paura degli attentati. I commenti su quanto sta avvenendo, minacce, stragi e controlli sembrano rubare il posto alle consuete formazioni ideali, ai pronostici e all’immancabile elenco degli assenti per squalifiche e infortuni. Commenti che, però, si dileguano alle note della Marsigliese, accolta con grande commozione da tutti e accompagnata da battiti di mano.

 

L’inizio della partita è uno spaccato di ritrovata normalità. Le attenzioni dei tifosi sono puntate sul terreno di gioco, dove una Lazio senza anima e senza gioco si trova in svantaggio dal minuto 21 per un gol di Goldaniga. La risposta dei capitolini è confusa e imprecisa, mentre il malcontento corre veloce tra i supporters che iniziano a fischiare la squadra. La ripresa si apre con un guizzo della Lazio. Hoedt va in rete ma il gol è annullato perché il gioco è fermo. Solo un rigore battuto da Candreva al 70° consentirà alla Lazio di agguantare un pareggio che ha lo stesso sapore amaro della sconfitta.

 

Un punto in quattro partite. Questo lo striminzito bottino di una squadra partita con ben altre ambizioni e ora alle prese con una preoccupante involuzione di gioco ma soprattutto di risultati. La luce si è spenta da un pezzo e Pioli è ormai in totale confusione e dietro a lui tutta la squadra.  Meritatissimi i fischi del pubblico che esce dallo stadio con tanti dubbi e ancor meno certezze.

 

Intanto, durane la partita lo stato d’allerta non si è allentato. In tribuna Monte Mario uno zainetto incustodito ha messo subito in movimento la macchina dei controlli. Ennesimo allarme caduto nel nulla, perché lo zainetto apparteneva ad una bambina che era andata in bagno accompagnata dal papà e questi aveva pensato bene di lasciarlo come segna posto.

Nei Distinti Nord invece un musulmano aveva attirato l’attenzione di tutti perché si era portato nella parte più alta del settore per pregare. Tornato al suo posto, aveva più volte tirato fuori un Ipad dal suo zainetto, destando sospetti nei suoi vicini che lo hanno segnalato alle autorità. L’uomo è stato prima perquisito, poi allontanato dallo stadio.

di Stefania D'Agostino
 





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