Salah, la primula rossa dell’Isis: siamo vicini alla cattura? Migliaia di segnalazioni ma Salah è tuttora imprendibile. A cercarlo non solo la polizia ma anche l’Isis. Alcuni amici sostengono sia intenzionato a raggiungere la Siria - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

23-11-2015

Salah, la primula rossa dell’Isis: siamo vicini alla cattura?

Migliaia di segnalazioni ma Salah è tuttora imprendibile. A cercarlo non solo la polizia ma anche l’Isis. Alcuni amici sostengono sia intenzionato a raggiungere la Siria


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Anche l’Is incomincia ad avere i suoi pentiti, o quasi. Salah Abdeslam, ricercato da tutte le polizie d’Europa per essere considerato la mente delle stragi di Parigi, sembra debba nascondersi anche agli emissari dell’Is. perché non si sarebbe fatto saltare come gli altri negli attentati di Parigi. Ma chi è Salah? Come quella di tanti altri terroristi la sua è una storia di vita controversa, avvolta da una fitta nebbia che oscura certi passaggi fondamentali. Nato e cresciuto a Bruxelles, il quartiere che lo ha forgiato come terrorista è quello di Molenbeek, lo stesso frequentato da Koulibaly e da tanti altri terroristi. Ha avuto anche esperienze di  lavoro di assoluta normalità, fra il 2009 e il 2011, come meccanico nell’officina degli autobus di Ixelles.

 

Da certe testimonianze raccolte  si evince la difficoltà, da parte di chi lo ha conosciuto, a identificarlo con un jihadista. Emerge, invece, la figura di un ragazzo dedito ai piaceri della vita, assiduo frequentatore di locali gay di Bruxelles, spesso in compagnia del fratello Ibrahim, saltato in aria a Parigi. È in quei locali che, secondo la polizia belga, tra uno spinello e l’altro, faceva incetta di passaporti falsi. Non proprio, quindi, il comportamento di un fondamentalista! Il parere del fratello Mohamed, intervistato a Rainews24, è che Salah "è stato manipolato, ma non sappiamo da chi". Dell’altro fratello, morto suicida’ ha affermato invece: "Ibrahim era molto influenzabile, si poteva manipolare facilmente. Purtroppo all'ultimo minuto non ha saputo prendere la decisione giusta e fare marcia indietro, cosa che probabilmente Salah ha fatto". Ha aggiunto, inoltre, in una intervista rilasciata al primo canale della TV pubblica Rtbf (la Une): "Come famiglia non abbiamo paura, desideriamo che si arrenda, che si consegni per portare le risposte che tutti cerchiamo, preferiamo vederlo in prigione che in un cimitero”. "Sono convinto – è il commento finale di Mohamed - che Salah abbia avuto un ripensamento, è una persona molto intelligente, che ha fatto un passo indietro perché ha sentito qualcosa, ha sentito che non era quello che voleva":

 

Dove si trova Salah e dov’è diretto? L’unico avvistamento certo è quello di sabato, subito dopo la strage, quando la polizia l’ha identificato al confine belga su un'auto con altri uomini ma, non risultando ancora presente sulla lista dei ricercati, non è stato fermato. Da allora lo vedono dappertutto, a Molenbeek, quasi 60 avvistamenti, ad Anderlecht e persino in Italia e in Spagna.  L’ultimo, e forse il più attendibile, risale, però,alle 19.30 di ieri, nei pressi di Liegi, da dove, a bordo di una Bmw, si sarebbe diretto in Germania immettendosi sull’autostrada. Qual è la sua destinazione finale? Alcuni amici hanno raccontato, in una intervista ad Abc, che Salah li ha contattati martedì scorso per essere aiutato a raggiungere la Siria. Avrebbe anche confessato di trovarsi in grave difficoltà, essendo ricercato dalla polizia ma anche tenuto sotto tiro dai miliziani locali dello stato islamico, per non essersi fatto saltare in aria. Il fratello, sempre nelle interviste rilasciate, ha espresso l’opinione che Salah non sia lontano e che si sia pentito. Sta di fatto che è nei guai fino al collo perché se ha disatteso le istruzioni dei suoi capi, la sua vita non vale un soldo bucato.  

 

Poniamo per ipotesi che Salah abbia veramente avuto un ripensamento al momento di azionare la sua cintura esplosiva, perché il senso della vita, come testimoniano i racconti di chi l’ha frequentato, ha prevalso sui precetti di chi voleva  che facesse olocausto di se stesso. Se così fosse, il significato di questo gesto va ben oltre il semplice ripensamento in difesa della propria vita. È la sconfitta del fanatismo che ha fatto degli altri Kamikaze i martiri della loro fede e ingenerato in noi, che abbiamo subito quei comportamenti, una sorta di rassegnazione e di impotenza a poterli contrastare, proprio perché atti di fede e, come tali, premiati nell’aldilà. Ora sappiamo che anche i Kamikaze, per pura legge statistica operante sul loro reclutamento, possono avere un momento in cui la vita prevale sul fanatismo. Quel fanatismo che, purtroppo, è cresciuto in alcune scuole islamiche estremiste che i nostri Paesi hanno colpevolmente tollerato e che si è alimentato di politiche di integrazione mai lungimiranti, creando ghetti, come certe banlieu, dove  l’emarginazione dei più era un fatto noto da tempo e vissuto drammaticamente all’epoca delle rivolte che le hanno infiammate.

 

Ora l’Europa si unisce attorno alla bandiera francese e medita una guerra totale, appoggiata dagli Stati Uniti. Già in passato i due mondi, cristiano e musulmano, si scontrarono in battaglie che furono determinanti per la nostra sopravvivenza. Accadde quando la flotta cristiana prevalse nella battaglia di Lepanto e quando i combattenti accorsi da diverse parti d’Europa respinsero l’assedio posto dai mussulmani alla città di Vienna. All’epoca, però, l’intolleranza religiosa regnava in tutti e due i mondi. Oggi dovremmo trovare anche altre vie per ricomporre questi come anche altri tipi di conflitti. È vero, siamo di fronte ad una parte che fa del fanatismo la sua arma principale e che non lascia spazio, nei suoi proclami alla sopravvivenza di chi non si piega alle proprie idee. E noi, eredi di Voltaire, di Montesquieu ed altri, non possiamo piegarci a questa logica aberrante. Cionondimeno abbiamo anche noi una fede: la cultura della democrazia e dei suoi valori di libertà, diritti e doveri. Allora che si cominci ad abbattere, una volta per tutte, le barriere che fanno di alcuni gruppi di persone cittadini di serie B e, quindi, consentono a organizzazioni oltranziste di manipolare i più fragili, facendo balenare possibili vie di riscatto, anche a costo della propria vita. 

di Stefania D'Agostino
 





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