Impianti di demolizione e rottamazione: Trent’anni di emergenza ambientale Fuori legge per legge. Dal 1986 ad oggi non ci sono ancora i siti di delocalizzazione - www.Pontilenews.it


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SCIENZE E TECNOLOGIA

 

28-11-2015

Impianti di demolizione e rottamazione: Trent’anni di emergenza ambientale

Fuori legge per legge. Dal 1986 ad oggi non ci sono ancora i siti di delocalizzazione


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Roma. Sono 123 e potrebbero chiudere entro il 31 dicembre 2015. Parliamo degli impianti di demolizione e di rottamazione con recupero rottami ferrosi e non ferrosi che nella Capitale ogni anno smaltiscono 130.000 veicoli (veicoli che se fossero messi in fila formerebbero una coda di 500 kilometri); per non parlare di quasi 1.000.000 (un milione) di tonnellate di rottami ferrosi e non avviate a recupero nelle fonderie. Il settore rappresenta un comparto importante per l’economia della capitale sia in termini di fatturato che posti di lavoro: secondo l’ Airmet (Associazione italiana recuperatori metalli) in questi impianti sono occupati oltre 1500 lavoratori, ai quali si aggiungono i circa 500 dell’indotto, per un fatturato di quasi 300 milioni di euro.

 

Trent’anni di emergenza ambientale.  Le vicende legate all’emergenza nascono nell’ottobre 1980, quando il Comune di Roma dispone per la prima volta la delocalizzazione delle attività fuori dal Raccordo Anulare; poi su scala nazionale con decreto legislativo 915 del 1982 in materia ambientale si prevedono opere di adeguamento entro un termine fissato dalle Regioni comunque non oltre dicembre 1986 e contestualmente si individuano delle aree idonee in cui spostare gli impianti. A tutt’oggi, dopo il primo accordo  di programma (1997) tra Comune, Provincia e Regione (sottoscritto nel 2008) che indica cinque siti esterni al Gra, Osteria Nuova, Santa Palomba, Infernaccio, Aurelia e Prenestina e il pagamento delle dovute fidejussioni  da parte delle imprese a garanzia della delocalizzazione, la situazione non ha visto ancora una conclusione. Le aree individuate dal Comune infatti non sono mai state rese disponibili; sembra oltretutto che attualmente il Piano Regolatore non preveda zone dove l’attività di Demolizione possa essere esercitata. Lo stallo imposto da questa situazione crea paralisi gestionali, costi superflui e soprattutto serie problematiche ambientali: non potendosi  eseguire lavori di adeguamento e di salvaguardia ambientale si creano spesso  problematiche di inquinamento del suolo e delle falde (violazione della normativa ambientale in vigore, Decreto Legislativo 152/2006) a cui seguono  diversi sequestri giudiziari come quelli effettuati dalla Polizia Roma Capitale ( Sicurezza Pubblica ed Emergenziale Sezione Emergenza Sociale e Ambientale Reparto Operativo) del colonnello Antonio Di Maggio e dal Corpo Forestale dello Stato in diverse località della città di Roma.

 

Le Associazioni rappresentative degli operativi del settore:

-          A. I. R. MET. – Associazione Italiana Recuperatori Metalli

-          A.D.A – Associazione Nazionale Demolitori Autoveicoli

-          Car – Confederazione Autodemolitori Riuniti

 





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