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CRONACA

 

02-12-2015

Alunno vittima di bullismo su WhatsApp, il preside pubblica gli insulti su Facebook

Il dirigente diffonde alcune parti della chat incriminata sulla pagina social dell’istituto Sanvitale-Salimbene e condanna con decisione l’episodio


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Dopo l’ennesimo episodio di bullismo nei confronti di un alunno, il preside dell’istituto comprensivo Sanvitale-Salimbene di Parma ha deciso di affrontare con decisione il problema e ha pubblicato sulla pagina Facebook della scuola le immagini di alcune chat contenenti insulti pesanti rivolti a un ragazzino in carne. In questo modo tutti hanno potuto leggere le tremende parole rivolte all’alunno in questione da alcuni compagni di classe in una chat di gruppo sulla piattaforma di messaggistica WhatsApp. Parole irripetibili, insulti crudeli e prese in giro che possono arrecare seri danni alla vittima che si sente preso di mira dai suoi coetanei e, inevitabilmente, finisce con il perdere sicurezza in se stesso e sentirsi diverso dagli altri.

 

Proprio per combattere questa forma di bullismo, il dirigente scolastico dell’istituto, Pier Paolo Eramo, con grande coraggio ha pubblicato su Facebook spezzoni di quella tremenda conversazione subito dopo esserne venuto a conoscenza. Le immagini, in cui sono stati oscurati i nomi dei ragazzi, sono state accompagnate da un lungo sfogo nel quale l’uomo ha spiegato i motivi che lo hanno spinto a rendere la conversazione pubblica: “CI SIAMO STUFATI. Dopo molte esitazioni scelgo di pubblicare alcuni messaggi che due nostri alunni si sono scambiati su un gruppo WhatsApp di una delle nostre classi delle medie. Lo faccio perché siamo stufi. Siamo stufi di questo assurdo mondo parallelo che ci inquina; siamo stufi dell’uso sconsiderato e irresponsabile delle parole; siamo stufi dell'assenza degli adulti. E non vogliamo più sentire che era solo uno scherzo, un gioco, che non immaginavamo, che non sapevamo”. 

 

Il messaggio è chiaro: gli adulti devono assumersi le proprie responsabilità ed educare i propri figli affinché certi episodi di violenza verbale non si ripetano. Non è accettabile giustificare certi atteggiamenti e c’è l’impellente necessità di combattere con tutti i mezzi possibili episodi di bullismo e cyberbullismo che possono ledere la personalità di ragazzi in un’età complicata e delicata come quella dell’adolescenza. Proprio per questo motivo il preside deve aver pensato che, se da un lato la tecnologia può essere un mezzo per attuare episodi di bullismo, dall’altro può essere utile per veicolare messaggi di condanna e possibili soluzioni per contrastare il fenomeno. Lo ha evidenziato lui stesso: “È ora di prendere in mano il cellulare dei nostri figli, di guardarci dentro (perché la privacy nell’educazione non esiste), di reagire, di svolgere in pieno il nostro ruolo di adulti, senza alcuna compiacenza, tolleranza bonaria o, peggio, sorniona complicità. Non serve andare dal preside e chiedere cosa fa la scuola quando la vittima di turno non ha più il coraggio di uscire di casa. E’ troppo tardi. Cominciamo a fare qualcosa tutti. Ora”.

 

L’appello lanciato dal preside dell’istituto Sanvitale-Salimbene ha ottenuto importanti consensi da parte dei genitori degli alunni, i quali si sono mostrati solidali nel condannare l’episodio e decisi ad attuare un controllo maggiore sugli strumenti tecnologici utilizzati dai propri figli. Il ruolo dei genitori, infatti, è diventato sempre più importante proprio a causa della rapida diffusione e del facile accesso a computer, smartphone e ad altri strumenti informatici da parte dei ragazzi. Non è possibile tenerli lontano dalla tecnologia ma è importante che gli adulti sappiano educarli e guidarli verso un uso intelligente di Internet e dei social network, utilizzati ormai da tutti i ragazzi già in giovane età. 

di Chiara Ciripicchio
 





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