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POLITICA

 

03-02-2015

L'ultimo Presidente

L'ultimo presidente figlio della prima repubblica ha appena giurato e si è insediato ufficialmente al Quirinale. Figura di garanzia o ennesima blindatura di una classe politica sempre più incerta del proprio futuro?


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Sergio Mattarella, il dodicesimo Presidente della Repubblica eletto nello scorso fine settimana, sarà probabilmente l'ultimo presidente figlio della prima repubblica. L'ultima riserva di uomini ex-DC ed ex-PCI a disposizione della nazione. Nasce spontanea una riflessione a caldo, un pensiero che sormonta il nostro tranquillo week-end appena trascorso, ci emoziona il Presidente Mattarella? Ci riempie l'animo di speranza? Ci fa vedere la luce di un nuovo corso? E' capace di cavalcare la nuova onda di saggia ribellione impressa dalla promettente politica greca?

No, probabilmente Sergio Mattarella non incarnerà nessuna di queste nostre speranze, figura moralmente ineccepibile, sarà ancora una volta un Presidente di garanzia, lo potremmo definire il Napolitano-ter. Poi ci chiediamo, noi cittadini italiani, dobbiamo garantirci da cosa? Ha senso aver messo una figura di alto profilo istituzionale a garanzia quasi dell'assetto democratico, ora che anche il buon Silvio Berlusconi ha depotenziato la sua carica accentratrice?

La garanzia non è probabilmente per gli italiani, forse è l'ennesima richiesta della troika di Bruxelles, che potrebbe temere in un futuro non troppo lontano un effetto domino in Italia di quanto accaduto in Grecia. L'opposizione politica in fondo è già tutta focalizzata sul tema anti-troika, che va dall'antieuropeismo spinto dei movimenti No-Euro (cavalcati più o meno da Salvini e Grillo) al sentirsi geneticamente vicini al leader Tsipras (Vendola ed anti-Renziani PD).

In tale contesto, possiamo essere quasi certi che se Renzi non otterrà in Europa dei risultati apprezzabili, il prossimo vincitore delle elezioni, sarà incoronato per le promesse che farà di ribellione verso l'Europa. Il rischio per il vecchio continente, per la sua moneta e per le sue banche potrebbe essere davvero alto, l'Italia ha un implicito potere di trascinare al tracollo se stessa ma anche  l'economia dell'Europa. Napolitano lo sapeva bene e nella folle estate dello spread, iniziò la sua politica di garantismo verso la BCE. Nacquero così i governi Monti e simil-Monti chiesti dall'Europa. Al contempo non nacque, come naturalmente si poteva prospettare un governo PD-Movimento 5S dopo le elezioni del 2013. 

 

Buona parte del Parlamento si è quindi mossa con l'obiettivo di trovare il nuovo Napolitano, un uomo freddo, che non si lasciasse emotivamente condizionare dalle piazze, dai venti e dalle brezze provenienti dall'altro lato del Mediterraneo. Un uomo poco emotivo, ubbidiente più alle istituzioni, allo spirito antico della sua classe politica di appartenenza, piuttosto che al suo popolo. Un politico anche dalle antiche mediazioni, ricordiamoci il Mattarellum, rivalutato al cospetto del Porcellum, ma pur sempre un pasticcio di legge elettorale poco coraggiosa e confusionaria, che non traghettò l'Italia né al maggioritario, né alla governabilità, lasciando sempre la matrice dei giochi politici alla partitocrazia, quella stessa partitocrazia che agli inizi degli anni '90, Mariotto Segni ed i suoi referendum, troppo prematuramente avevano dato per morta.

 

Se ci pensiamo, l'Italia ha geneticamente nel suo DNA pronto sempre il piano B di garanzia, quel piano che funge da tranquillante per i suoi partner mondiali, che ieri erano gli Stati Uniti ossessionati dallo spettro del terrore russo, oggi è l'Europa volta a proteggere l'incolumità delle sue banche principali. Mentre però negli anni '60 e '70, la lungimiranza dei vari Kennedy, Johnson, Nixon, puntarono tutto sul benessere dell'Italia per allontanare lo spettro comunista, in Europa non hanno compreso che l'unica medicina per risanare l'Italia è puntare nuovamente sulla sua crescita economica, una crescita sulla quale l'Europa dovrebbe vigilare, ma non soffocare con gli obblighi di bilancio dai quali nessuno ne potrà uscire bene. 

 

Ho la sensazione, ma da qui a qualche mese sarò ben lieto qualora dovessi smentire la sensazione di oggi, che il nostro sarà un Presidente controvento, contro quella brezza greca, contro quella speranza che aspettiamo noi italiani di vedere un corso nuovo, di vedere la rinascita del futuro, di vedere i nostri figli non abbandonare più questa terra in cerca di fortuna. Nel frattempo però, Presidente, le faccio un augurio vero, di quelli che si fanno ai visionari, a quelli che sanno guardare al futuro, chiedendoLe di non far morire il tempo nei suoi prossimi sette anni.

 

di Giuseppe Visone
 





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