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CRONACA

 

29-12-2015

Report senza frontiere: 110 giornalisti uccisi nel 2015, due su tre in paesi privi di conflitti

Dove inizia e finisce la libertà di stampa e di informazione? 110 giornalisti uccisi, 54 rapiti e tenuti in ostaggio, 154 sono finiti in prigione


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Così muore la libertà di stampa e di informazione. Sono 110 i giornalisti uccisi durante questo 2015 secondo l'ultimo dossier dell'organizzazione Reporter senza frontiere (RSF); un numero che fa riflettere e che desta preoccupazione. Parliamo di cronisti "scomodi" uccisi non in zone teatro di guerre, ma in paesi formalmente privi di conflitti dove, però, la criminalità è potente e teme la stampa e la libera informazione: solo in un caso su tre questi giornalisti erano in zone di guerra. Dove inizia e finisce la libertà di informazione?

 

Se prima il rischio più alto per un reporter era rappresentato dalla scelta di schierarsi in prima linea in zone di guerra, per riportare i fatti, ebbene oggi non è più così. Secondo il dossier dell'organizzazione Reporter senza frontiere dei 110 giornalisti uccisi, 67 sono stati eliminati mentre stavano svolgendo il loro lavoro; la morte degli altri 43 rimane ancora oggi un mistero. Nella conta non mancano anche le morti di 27 citizen-journalists, ovvero reporter non professionisti, perlopiù blogger, oltre a 7 collaboratori di media di vario genere, cameramen, fonici e tecnici esposti agli stessi rischi dei giornalisti. Si tratta di dati che fanno preoccupare, soprattutto perché viene meno il discrimine tra il rischio assunto con consapevolezza dagli inviati di guerra e i cronisti che operano in paesi privi di conflitti, dove però la criminalità teme la stampa.

 

In questi tempi  la minaccia più grande è rappresentata dai cosiddetti "gruppi non statuali", come i jihadisti, che hanno perpetrato atrocità contro i reporter non solo nelle zone di guerra, ma anche in paesi che vivono in pace; memore l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo lo scorso 7 gennaio. Basti pensare che se nel 2014 due terzi dei giornalisti uccisi svolgevano il loro lavoro in zone di guerra, nel 2015 è stato l'esatto opposto: due terzi sono stati eliminati in paesi privi di conflitti, per un totale  di 110 reporter caduti. I paesi più a rischio restano i soliti, con alcune sorprese: al primo posto l'Iraq con 11 morti, segue la Siria con 10, terza e triste new entry la Francia con le 8 vittime uccise dai kalashnikov dei fratelli Kouachinell'attacco a Charlie Hebdo, segue lo Yemen, il Sud Sudan, l'India, il Messico, infine le  Filippine e l'Honduras. Il rapporto di Rsf ricorda: lassassinio del giornalista giapponese Kenji Goto da parte dell’Isis; la giornalista Hindiyo Haji Mohamed, vittima di un’autobomba a Mogadiscio; il fotogiornalista Ruben Espinosa, ritrovato senza vita con evidenti tracce di tortura a Città del Messico. Ma queste sono alcune delle tristi storie di giornalisti che stavano facendo il loro lavoro e che, presumibilmente, erano diventati personaggi scomodi. "Le entità non statali commettono atrocità mirate, mentre troppi governi non rispettano i loro obblighi stabiliti dal diritto internazionale. I 110 giornalisti uccisi quest’anno mostrano il bisogno di una risposta che sia all’altezza dell’emergenza". Spiega il rapporto.

 

 Alto è poi anche il numero dei reporter rapiti e tenuti in ostaggio, circa 54 nel 2015. Ancora più alto quello di giornalisti finiti in prigione per aver svolto il loro lavoro pari a 154: la Cina è al primissimo posto con 23 giornalisti in manette, più la recentissima espulsione di un reporter del settimanale francese Nouvelle Observateur, segue l'Egitto, l'Iraq, l'Eritrea e la Turchia. Per questi motivi Reporter senza Frontiere vuole che sia nominato "un rappresentante speciale del segretario generale dell'Onu per proteggere i reporter".  Ci sono paesi e persone che non tollerano la libertà di stampa e l'hanno dimostrato spesso: facendo arrestate giornalisti, chiudere testate e, nel peggiore dei casi, come riporta Report senza Frontiere, uccidendo reporter che stavano facendo il loro lavoro. Ricordiamo: 110 è il numero delle vittime in questo 2015.

 

 

 

di Giulia Bordini
 





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