Corea del Nord, Kim Jong-un sfida il mondo con una bomba H Testata con successo secondo Pyongyang una bomba termonucleare, ma gli esperti hanno dei dubbi. Intanto l'Onu si prepara a emanare nuove sanzioni - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

07-01-2016

Corea del Nord, Kim Jong-un sfida il mondo con una bomba H

Testata con successo secondo Pyongyang una bomba termonucleare, ma gli esperti hanno dei dubbi. Intanto l'Onu si prepara a emanare nuove sanzioni


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Il più potente terremoto artificiale nella storia dell'uomo. È quanto prodotto dalla bomba a idrogeno che la Corea del Nord dice di aver sperimentato con successo nel sito nucleare di Punggye-ri, che si trova nella zona orientale del piccolo paese asiatico. La notizia ha scosso il resto del mondo, anche perché la bomba all'idrogeno – detta anche bomba H o termonucleare – è un'arma molto più potente della “normale” bomba atomica, quella sganciata dagli Stati Uniti sul finire della Seconda guerra mondiale per costringere alla resa il Giappone. Nel corso dell'esplosione di una bomba H si susseguono diversi processi di fissione e fusione nucleare messi in moto dall'esplosione di una bomba atomica a fissione posta all'interno dell'ordigno. Nel comunicare la notizia, il governo di Pyongyang ha precisato di aver utilizzato una versione miniaturizzata della bomba. Mentre annunciava la realizzazione del test, la televisione di Stato ha mostrato l'immagine di Kim Jong-un nell'atto di firmare l'autorizzazione all'esperimento.

 

Sul fatto che Pyongyang disponga effettivamente della tecnologia necessaria per realizzare delle bombe all'idrogeno, però, molti hanno dei dubbi. La bomba H è stata testata per la prima volta dagli Stati Uniti al largo delle isole Bikini nel 1954. Aveva una potenza pari a 15 megatoni, ovvero 1000 volte superiore a quella sprigionata da “Little Boy” e “Fat Man”, gli ordigni che di fatto cancellarono Hiroshima e Nagasaki. Tuttavia, secondo gli esperti, le dimensioni dell'esplosione non sono compatibili con un tipo di bomba del genere. A testimoniarlo sarebbe proprio la pur inquietante magnitudo della scossa sismica registrata mercoledì. Il sisma ha fatto segnare 5,1 gradi sulla scala Richter, ovvero un valore poco più alto di quello fatto registrare nei test precedenti, avvenuti nel 2013, nel 2009 e nel 2006.

 

Al di là della reale natura dell'ordigno sperimentato da Pyongyang, resta il problema politico da risolvere. Si tratta con ogni evidenza di una provocazione e di una chiara violazione dei trattati internazionali, ma oltre alle condanne verbali cosa possono fare le Nazioni Unite? Dopo il primo test nucleare del 2006, l'Onu approvò una serie di risoluzioni, imponendo via via sanzioni sempre più pesanti nei confronti del regime nordcoreano. Ma come spesso accade in questo genere di situazioni, a soffrire le peggiori conseguenze è la popolazione civile, mentre i vertici e lo stesso Kim Jong-un hanno continuato ad agire indisturbati. La sensazione è che molto dipenda dall'atteggiamento della Cina. Nel 2013, per la prima volta, la Cina sostenne la risoluzione dell'Onu che imponeva sanzioni dirette a ostacolare i trasferimenti di denaro verso la Corea del Nord. Tuttavia, la Cina non ha alcun interesse a destabilizzare il paese, dal momento che il prevedibile effetto sarebbe l'esodo di milioni di rifugiati in preda alla fame oltre il confine cinese.

 

Inoltre, in caso di crollo del regime, c'è da considerare la presumibile occupazione delle truppe statunitensi che risalirebbero dalla Corea del Sud. La situazione, di conseguenza, appare estremamente delicata e difficile da risolvere. In ogni caso, Obama ha dichiarato di aspettarsi «una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord». In una nota congiunta con il premier sudcoreano Park e quello giapponese Abe, ha aggiunto: «Tali azioni costituiscono l’ennesima violazione dei suoi obblighi e impegni sulla base del diritto internazionale, compresi quelli contenuti in diverse risoluzioni delle Nazioni Unite». Da parte sua, Pyongyang ha precisato di non voler usare le proprie armi, a meno che non venga minacciata la sua sovranità. Ma la Corea del Nord non appare davvero un paese con il quale si possano intrattenere normali relazioni diplomatiche. A preoccupare è soprattutto l'equilibrio mentale della sua guida, Kim Jong-un, da cui è lecito attendersi di tutto. Un diplomatico del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, che si è riunito per l'emergenza, ha sintetizzato al meglio la sensazione comune, un misto di inquietudine e impotenza: «Se scopri la pistola di papà in mano a un bimbo di cinque anni cosa fai?».

di Andrea Piccoli
 





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