Iran: fine dell’embargo Tecnologia in cambio di petrolio sono le prospettive su cui gli analisti fondano le previsioni di incremento del commercio internazionale. Timori di Israele circa la vocazione terroristica di Teheran - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

19-01-2016

Iran: fine dell’embargo

Tecnologia in cambio di petrolio sono le prospettive su cui gli analisti fondano le previsioni di incremento del commercio internazionale. Timori di Israele circa la vocazione terroristica di Teheran


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Era il 1979 quando un colpo di stato depose dal trono lo Scià Reza Pahlavi aprendo la strada  al regime degli ayatollah con Khomeyni. Per l’Iran fu l’inizio dell’embargo subito voluto dagli Stati Uniti e protrattosi per quasi quarant’anni, giustificato dalla violazione dei diritti umani e dal programma nucleare avviato da Theran. Ora  l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) ha certificato l'adempimento da parte iraniana delle clausole previste dall'accordo sul nucleare siglato la scorsa estate, aprendo alla abolizione progressiva delle sanzioni. A beneficiare immediatamente del nuovo clima, il giornalista del Washington Post, Jason Rezaian insieme ad altri tre cittadini con doppia nazionalità iraniana e americana, liberati in cambio di analoghe concessioni da parte degli USA.

 

Sul piano economico si prevede un forte impatto sul commercio internazionale. Da un lato il bisogno dell’Iran di approvvigionarsi di tecnologia specie riguardo all’ammodernamento degli impianti petroliferi, rimasti pressoché fermi ai tempi dello Scià. Dall’altro il petrolio iraniano che si riverserà col suo enorme potenziale, si calcola 140 miliardi di barili pari all’11,4% delle riserve mondiali, su un mercato in crisi per il forte ribasso del prezzo del grezzo. Circa la capacità dell’Iran di sconvolgere il mercato del petrolio con il suo ingresso a pieno titolo, basti considerare che, a causa dell’embargo, la produzione di petrolio iraniano, in milioni di barili al giorno, è caduta da 6 del 1979 a 1,4 del 2015. Secondo i programmi governativi si conta di poter partire da una produzione di 3,6 milioni di barili al giorno entro sei mesi, per giungere a 5,5 milioni dopo 5 anni.

 

Anche l’Italia si aspetta un impatto positivo dall’abolizione delle sanzioni sul nostro export. Gli analisti valutano intorno ai 3 miliardi di euro l’incremento che si verificherà nel periodo dal 2015 al 2018. Fermo restando i tradizionali settori dell’export italiano, è auspicabile che i nostri operatori economici sappiano trarre profitto dalle grandi occasioni che il mercato iraniano offrirà anche in altri settori, come quello del trasporto dove è forte il bisogno di ammodernare il parco auto, treni, aerei, sostanzialmente fermo ai giorni della rivoluzione khomeynista.

 

Non tutti hanno accolto favorevolmente l’accordo con l’ex “Stato canaglia”. Negli USA il partito repubblicano ha affidato a Paul Ryan, speaker della Camera, di manifestare il proprio dissenso: "Teheran approfitterà della nuova manna finanziaria per continuare a finanziare il terrorismo". Dello stesso parere il premier israeliano Benyamin Netanyahu, la cui preoccupazione nasce dal fatto che "anche dopo aver firmato l'accordo sul nucleare, l'Iran non ha abbandonato le sue ambizioni di acquisire l'arma nucleare e continua a lavorare per destabilizzare il Medio Oriente mentre esporta terrorismo in tutto il mondo, in violazione ai suoi obblighi internazionali".

 

Sul punto della sicurezza il presidente americano, per non mettere in crisi la firma dell’accordo, si è visto costretto a congelare le nuove sanzioni minacciate in occasione dei recenti test di missili balistici eseguiti dall’Iran. La decisione non mancherà di scatenare polemiche elettorali, già iniziate con le critiche all’operato di Obama mosse da Donald Trump, in corsa per la Casa Bianca, che boccia lo scambio di prigionieri: "Loro stanno ottenendo sette persone, quindi essenzialmente ottengono 150 miliardi di dollari più sette, e noi ne otteniamo quattro. Non suona troppo bene". I 150 miliardi di dollari cui allude il candidato di destra sarebbe il valore dei beni iraniani congelati all’estero a causa dell’embargo.

 

Intanto un primo effetto l’abolizione delle sanzioni lo sta ottenendo. L’aspettativa del mercato internazionale sul petrolio iraniano continua a far ribassare il prezzo del prezioso liquido. Peraltro, i rapporti con l’Arabia Saudita, inaspritisi dopo l’uccisione del leader sciita Nimr Baqer al Nimr, rendono alquanto problematica l’eventualità che intervenga un accordo fra Paesi produttori per arrestarne la discesa.

di Stefania D'Agostino
 





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