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CRONACA

 

27-01-2016

Corruzione: l'Italia tra i peggiori in Europa. Dopo di noi solo la Bulgaria

Dilaga la corruzione nel settore pubblico e privato, complici gli scandali e gli arresti nel nostro paese


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In Italia dilaga la corruzione, nel settore pubblico e privato. Il dato sconfortante emerge dal dossier del Cpi, ovvero l'indice della corruzione percepita, stilato da Transparency International, l'associazione non governativa e no profit che si propone di combattere la corruzione, e di cui oggi si discuterà a Roma presso la sede di Unioncamere. Ciò che salta all'occhio, dunque, è che l'Italia resta al penultimo posto nella classifica europea dei paesi più corrotti, o meglio, con il più basso grado di corruzione percepita. Leggendo la classifica al contrario, il nostro paese è al secondo posto, seguita solo dalla Bulgaria, per cattiva reputazione in tema di malaffare. Tuttavia nella classifica mondiale l'Italia guadagna qualche posizione, probabilmente grazie allo slittamento verso il basso di altre nazioni, come il Brasile: mentre nel 2014 eravamo al 69° posto, nel 2015 siamo saliti al 61°, conquistando ben 8 posizioni.

 

Sul versante europeo, invece, la nostra cattiva reputazione è sempre più radicata e duratura. Grazie a scandali e arresti, la classifica di Transparency non sembra essere troppo distante dalla realtà e il dossier annuale della corruzione si ripercuote al livello economico, mantenendo bassi i livelli di fiducia nei confronti del nostro paese: «L’immagine della corruzione che si ha di un Paese incide su crescita e investimenti più negativamente di tanti altri fattori» sottolinea infatti Raffaele Cantone, presidente dell'autorità nazionale anticorruzione. L'indice di percezione è calcolato sulla base delle indicazioni fornite da 11 diverse istituzioni: pareri raccolti ed elaborati a livello internazionale sulla base di ciò che uomini d'affari ed esperti internazionali pensano in base alla loro esperienza personale. Un dato percepito, dunque, poiché il dato reale non è calcolabile.

 

La percezione di chi è coinvolto in maniera diretta, è l'unico indice utilizzabile e paragonabile tra Stati, perché il fenomeno della corruzione è per sua stessa natura un male occulto e le legislazioni che regolano la prevenzione e la repressione di una tale piaga sono diverse da un paese all'altro. Inoltre se si prendesse spunto soltanto dalla cronaca, analizzando le inchieste e i processi, verrebbe automaticamente escluso tutto ciò che investigatori e inquirenti non sono riusciti a dimostrare, e tutto quello che non emerge (la maggior parte del fenomeno). In Italia il numero di condanne è ancora tutto sommato basso: i detenuti condannati con una sentenza definitiva per corruzione sono appena 126, per peculato 26, per concussione solo 11. In pratica solo lo 0,31% della popolazione carceraria e lo 0,48% dei condannati in via definitiva. Ciò accade perché, spesso, chi commette un illecito di questo tipo si salva con la prescrizione: ovvero il limite temporale concesso dalla legge per condannare i colpevoli. Reati lontani nel tempo non sono più perseguiti e questa semplice scappatoia diviene la principale garanzia per gli imputatati dalla “mazzetta facile”.

 

La scala con la quale si misurano i dati va da 0 a 100: 0 corrisponde al più alto grado di corruzione percepita e 100 al più basso. Nella graduatoria il paese più limpido si conferma la Danimarca(91), seguita da Finlandia(90), Svezia(89) e Nuova Zelanda(88). La Germania risulta al 10° posto alla pari di Gran Bretagna e Lussemburgo. L'Italia che attualmente è al 61° posto, con 44 punti, è ancora lontana dalla media europea, che è attestata su 67 e dai punteggi molto alti dei paesi del nord. Nonostante tutto, il presidente di Transparency International Italia, Virgilio Carnevale ha commentato i dati positivamente: “Un passo in avanti del nostro Paese nelle classifiche internazionali sulla percezione della corruzione è sempre una buona notizia. Per compiere un salto di qualità importante occorre però un ruolo più forte della società civile che deve acquisire la consapevolezza che un sistema dove è grande la corruzione non crea ricchezza e alimenta profonde distorsioni del mercato.” Ad ogni modo la corruzione, che sia percepita o meno, è una piaga profonda, che incide sull'immagine dell'Italia intera, orientando scelte politiche, nazionali ed internazionali.

di Simona Russo
 





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