Usa 2016, l'ultimo dibattito dei Repubblicani va in scena senza Trump Il favorito alla nomination diserta l'ultimo incontro organizzato dalla Fox. Il motivo è la presenza di una giornalista sgradita - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

29-01-2016

Usa 2016, l'ultimo dibattito dei Repubblicani va in scena senza Trump

Il favorito alla nomination diserta l'ultimo incontro organizzato dalla Fox. Il motivo è la presenza di una giornalista sgradita


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Il colpo ad effetto ha funzionato. Quando nei giorni scorsi Donald Trump ha annunciato di non voler partecipare all'ultimo dibattito organizzato dalla Fox prima del voto in Iowa, molti commentatori hanno criticato il suo atteggiamento. La scelta di Trump è stata vista come una forma di autolesionismo, oltre che di mancanza di rispetto per la giornalista Megyn Kelly, sgradita al magnate. In realtà, lasciati soli sul palco di Des Moines, la capitale dello stato da cui partiranno le primarie, gli altri contendenti hanno mostrato tutta la loro debolezza. Il rischio più grande che ha corso Trump non si è concretizzato: gli altri candidati non lo hanno attaccato, a malapena è stato nominato all'inizio del dibattito da Ted Cruz, che ha stemperato così il clima di tensione creato dall'assenza del tycoon: «Prima di tutto, lasciatemelo dire: io sono un pazzo. Questo palco è pieno di persone grasse, stupide e brutte. Ah, Ben Carson, sei un pessimo chirurgo. Ok, ora che abbiamo tolto di mezzo la parte di Donald Trump possiamo cominciare a trattare i temi veri».

 

Sfortunatamente per Cruz, però, è stato proprio questo il momento migliore della serata. Un video preparato dalla Fox lo ha messo infatti in grossa difficoltà. Il filmato mostrava Cruz dichiararsi favorevole a un compromesso legislativo che conducesse all'ottenimento della cittadinanza per gli immigrati irregolari. Si tratta di un tema fondamentale nella campagna elettorale americana, e molto sentito soprattutto all'interno della base repubblicana. Fino a questo momento, peraltro, Cruz aveva spinto molto sul tema, ponendosi sostanzialmente sulla stessa linea dura proposta da Trump. Tanto è bastato per far dire a Marco Rubio, il senatore della Florida di origini cubane: «Questa è la bugia su cui è costruita la campagna di Ted Cruz. La verità è che diresti o faresti qualsiasi cosa pur di ottenere qualche voto in più». «La cosa più offensiva è che continui ad accusare tutti di essere “favorevoli a un’amnistia”. Ad ascoltarti, tutti sono per un’amnistia tranne te. Nessuno di quelli che conosci è perfetto quanto te», ha rincarato la dose Rand Paul. In generale, però, nessuno può dire di aver avuto una brillante serata.

 

Nessuno tranne Trump, probabilmente. Il grande assente ha battibeccato tutta la settimana con i giornalisti che gli rimproveravano la scelta - inaudita negli Stati Uniti - di “rifiutare” la presenza di una loro collega. Agli occhi di Trump, la colpa di Megyn Kelly, la moderatrice quarantacinquenne scelta dalla Fox, è di aver avuto un atteggiamento pregiudiziale nei suoi confronti durante il primo dibattito, ponendo domande ritenute scorrette e particolarmente incalzanti. Alla fine, Trump se ne era uscito con una dichiarazione piuttosto sgradevole: «Non la rispetto come giornalista. Non ho rispetto per lei. Non penso sia brava. Penso che sia molto sopravvalutata. Si vedeva che le usciva il sangue dagli occhi, il sangue le usciva da ogni dove». Ma Trump ha approfittato del pretesto anche per mettere in atto il suo coup de théâtre. Proprio in un teatro, a due chilometri di distanza dalla sede della Fox, Trump ha organizzato una sorta di controdibattito con la presenza di Rick Santorum e Mike Huckabee, altri due candidati esclusi dal dibattito ufficiale per via del loro scarso consenso. La loro presenza, tuttavia, potrebbe rivelarsi utile a Trump, dal momento che i due sono proprio i vincitori delle ultime primarie in Iowa, e il loro appoggio potrebbe essere fondamentale in questo stato, dove la comunità evangelica che entrambi rappresentano è consistente. L'incontro è servito anche per raccogliere donazioni da elargire alle associazioni per i reduci di guerra. Trump ha dichiarato di aver versato un assegno da 1 milione di dollari di tasca propria e di aver raccolto altri 6 milioni. In ogni caso, la corsa è ormai cominciata, e il 1 febbraio l'Iowa darà il primo verdetto, sia per i Repubblicani che per i Democratici.

di Andrea Piccoli
 





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