Siria: 20mila in fuga dalla guerra ma in Turchia la frontiera resta chiusa Nuova emergenza umanitaria in Medio Oriente. I profughi lasciano in massa Aleppo distrutta dai bombardamenti russi e dalla guerra civile. La Turchia però vieta il passaggio alla frontiera - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

06-02-2016

Siria: 20mila in fuga dalla guerra ma in Turchia la frontiera resta chiusa

Nuova emergenza umanitaria in Medio Oriente. I profughi lasciano in massa Aleppo distrutta dai bombardamenti russi e dalla guerra civile. La Turchia però vieta il passaggio alla frontiera


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Proseguono senza sosta i bombardamenti russi in Siria, così come va avanti la guerra civile tra ribelli e forze governative in gran parte del paese; un paese martoriato da anni di combattimenti che vede la propria popolazione ormai allo stremo. Sono, infatti, migliaia i siriani in fuga da Aleppo, nel nord del paese, per scappare da una situazione che ormai sembra essere diventata insostenibile. Ad Aleppo si combatte senza sosta e, soprattutto, si continua a morire. Secondo fonti dell’Onu sarebbero 20mila i rifugiati in fuga mentre alcune stime effettuate proprio nella città siriana parlano di circa 40mila sfollati, tra cui moltissime donne e bambini, in marcia verso il confine turco, i quali, tuttavia, devo fare i conti con la realtà. La Turchia ha chiuso la frontiera a sud della città di Kilis e i profughi non riescono a entrare nel paese.

 

La situazione è delicatissima. La Turchia ospita già circa 2,5 milioni di rifugiati e il governo di Ankara ha ora deciso di porre un freno agli ingressi nel paese. Le autorità turche hanno cominciato anche a creare un vero e proprio muro di divisione nell'unica zona di frontiera a nord di Aleppo non controllata dall'Isis, zona in cui si stanno riversando ora migliaia di profughi che, proprio ad Aleppo, hanno perso la loro casa e i loro cari. Secondo quanto riferito dall’Onu sono circa 20mila i siriani bloccati al momento alla frontiera di Bab al-Salama mentre quasi 10mila persone si trovano nella città di Azaz, circa 30 chilometri a nord-ovest di Aleppo. A questi vanno aggiunti altri 10mila al momento bloccati nella città curda di Afrin dove è presente un campo profughi. Intanto, il premier turco Ahmet Davutoglu ha dichiarato che gli sfollati saranno assistiti e sarà garantito loro cibo e riparo ma al momento non si sa se e quando la frontiera turca sarà riaperta per garantire il passaggio a migliaia di disperati.

 

La situazione ad Aleppo, intanto, sta velocemente peggiorando. Sono anni ormai che la città è divisa in zone sotto il controllo dei ribelli anti-Assad, presenti nella parte est, e delle forze leali al governo. Tuttavia, nelle ultime settimane, i lealisti stanno avanzando con forza, sostenuti anche dai massicci raid aerei compiuti dall’esercito russo e dall’aiuto degli Hezbollah libanesi e dai Pasdaran iraniani, e hanno preso il sopravvento in città. Dopo aver riconquistato Ratyan, l’agenzia ufficiale siriana Sana ha confermato che i lealisti hanno preso ieri anche Atman, alle porte di Daraa, nel sud-est del paese. La città ha una particolare importanza simbolica perché proprio qui, nel 2011, si creò la prima roccaforte delle proteste contro il regime di Assad. Le repressioni da parte dell’esercito che ne seguirono, contribuirono a innescare la miccia che poi portò al conflitto tutt’ora esistente. Inoltre, i lealisti hanno messo a segnato un’altra importante vittoria proprio negli ultimi giorni, riuscendo a interrompere importanti vie di rifornimento utilizzate dai ribelli della zona.

 

Proprio tra Russia e Turchia, comunque, la tensione non sembra cessare. Da un lato Mosca ha accusato apertamente il governo turco di preparare l’invasione della parte meridionale della Siria e di fornire armi ai terroristi, mentre Erdogan ha ribadito le responsabilità della Russia nell’attuale emergenza di migranti, in fuga dalle loro case distrutte proprio dai bombardamenti russi. Nei confronti del Cremlino, però, è arrivato anche il monito della Nato. Il segretario generale Jens Stoltenberg ha dichiarato: “Gli intensi attacchi aerei che colpiscono soprattutto le truppe di opposizione in Siria, stanno minando gli sforzi per trovare una soluzione politica al conflitto. Inoltre, il rafforzarsi dell'attività aerea russa in Siria crea un aumento delle tensioni e violazioni dello spazio aereo turco. Questo genera rischi, forti tensioni ed è una sfida alla Nato, perché sono violazioni allo spazio aereo Nato”. 

di Chiara Ciripicchio
 





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