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ESTERI

 

10-02-2016

Primarie Usa, in New Hampshire volano Sanders e Trump

Battuta d'arresto per Hillary Clinton, mentre il miliardario stacca tutti gli altri candidati repubblicani


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In fondo se l'aspettavano un po' tutti, ma vedere i risultati delle primarie del New Hampshire fa un certo effetto. La strafavorita in campo democratico, Hillary Clinton, perde di 20 punti contro il senatore socialista - anzi socialdemocratico, come ha prudenzialmente corretto il tiro sul suo sito personale - Bernie Sanders. Più o meno lo stesso distacco che Donald Trump infligge a tutti gli altri candidati repubblicani, il primo dei quali è il redivivo John Kasich, da molti analisti definito l'unico moderato del gruppo, tanto da guadagnarsi l'endorsement del New York Times. I sondaggi negativi che da settimane si susseguivano hanno aiutato Clinton a metabolizzare subito la sconfitta. Sul palco della Southern New Hampshire University, l'ex segretario di Stato ha dichiarato in maniera enfatica: «Si può inciampare e cadere, quello che conta è come ci si rialza. Combatteremo per ogni voto, Stato per Stato, a cominciare dal Nevada e dalla South Carolina».

 

Proprio su questi due Stati, dove si voterà rispettivamente il 20 e il 27 febbraio, Hillary Clinton punta per ristabilire l'ordine naturale delle cose, per rimettere al suo posto l'intruso Sanders, che mesi fa aveva iniziato la campagna elettorale senza alcuna speranza. Per Hillary si concretizza di nuovo lo spettro del 2008, quando uno sconosciuto dal nome improbabile - Barack Hussein Obama -, senza grandi finanziatori alle spalle e per giunta nero, mise subito in grande difficoltà l'ex senatrice, costringendola infine alla resa dopo una durissima battaglia giocata su ogni singolo delegato. Clinton sconta anche in questo caso le caratteristiche socio-politiche degli Stati in cui sono partite le primarie. L'Iowa e in particolare il New Hampshire sono due Stati tendenzialmente di sinistra e con una composizione demografica favorevole a Sanders. Il New Hampshire, inoltre, confina con il Vermont, lo Stato da cui proviene Sanders. Insieme al Maine e al Massachusetts, i due Stati costituiscono il bacino elettorale privilegiato della sinistra radicale americana. I motivi che hanno portato alla schiacciante vittoria di Sanders sono gli stessi che ne determinano i limiti. Il New Hampshire, infatti, è poco rappresentativo degli Stati Uniti nel loro complesso. I suoi abitanti sono bianchi per oltre il 90 per cento, le minoranze etniche sostanzialmente non esistono, la popolazione ha una cultura medio-alta, la percentuale di non credenti è pari al 26%. Dati difficilmente riscontrabili nella maggior parte degli Stati Uniti. Rimane il fatto che il distacco subito da Clinton è stato davvero rilevante, tanto che la grande favorita pare decisa a cambiare una buona parte dello staff elettorale che la segue.

 

In campo repubblicano, come detto, Donald Trump ha vinto nettamente come in realtà ci si aspettava che facesse anche in Iowa, dove invece ha prevalso Cruz. Esaltato dalla vittoria, Trump ha dichiarato nel suo discorso di ringraziamento: «Congratulazioni a Bernie. Ma lui vuole svendere la nostra America. E invece noi rifaremo l'America grande, batteremo la Cina, daremo una lezione al Messico, tutti dovranno rispettarci. Avremo frontiere forti, protette dal muro. Rinegozierò tutti i trattati commerciali in nostro favore, basta con le concessioni ai cinesi e a tutti gli altri. Sarò il più grande presidente che Dio ha mai dato all'America». Poi ha lisciato il pelo alla lobby delle armi: «I francesi hanno le leggi più severe contro le armi, poi lasciano entrare quegli animali, e quelli fanno 130 morti». Dopo Kasich, si è classificato al terzo posto Jeb Bush, la cui campagna elettorale sembrava ormai giunta al termine e che invece potrebbe trovare dal buon piazzamento nuova linfa. È andato malissimo invece Marco Rubio, che è arrivato quinto dietro il vincitore delle primarie dell'Iowa Ted Cruz. Rubio ha probabilmente pagato l'ultimo, pessimo, dibattito televisivo prima del voto, nel corso del quale è apparso in grande difficoltà. I Repubblicani voteranno di nuovo il 20 e il 23 febbraio, rispettivamente in South Carolina e Nevada, mentre, come detto, i Democratici voteranno in maniera inversa, il 20 in Nevada e il 27 in South Carolina.

di Andrea Piccoli
 





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