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CULTURA

 

01-03-2016

Isabel Russinova: lo studio, l’impegno sociale con Amnesty e quella verve da paladina delle donne

Attrice e autrice di numerosi testi per il teatro, Russinova racconta la sua maturazione artistica e personale e l’ impegno nel sociale che sfocia in testi per il teatro


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In occasione della prima nazionale dello spettacolo teatrale “Safa e la sposa bambina”, che si terrà questa sera alle ore 20.30 al Teatro Palladium di Roma, Isabel Russinova ci ha regalato un’intervista nella quale emerge tutto il suo impegno che alimenta l’opera di sensibilizzazione che l’attrice sta portando avanti, da diversi anni, nei teatri italiani e non solo. Russinova, infatti, è testimonial di Amnesty International ed è molto attenta alla spinosa, ma spesso ignorata, questione della figura femminile in alcune parti del mondo, oggetto di soprusi e ingiustizie derivanti da culture arcaiche. A tal proposito, abbraccia in particolare la campagna “Mai più spose bambine” a cui Amnesty International e l’Università di Roma Tre hanno dedicato la giornata di oggi 1° marzo e quella dell’8. È proprio sui matrimoni precoci e sulle brutalità che la guerra sta riversando pesantemente sulle donne che si incentra “Safa e la sposa bambina”. Un viaggio nella Siria di oggi martoriata dalla guerra, vista attraverso gli occhi di una donna a cui hanno tolto tutto, e di una bambina deturpata nel corpo e nell’anima. In attesa di vedere l’opera da lei scritta e interpretata, chiediamo alla ex modella, attrice e conduttrice tv, quali sono stati gli impulsi che l’hanno portata a impegnarsi come madrina in cause e progetti così nobili.

Come è iniziato il percorso che l’ha portata da attrice di film cult degli anni ‘90 a madrina di cause impegnate focalizzando il suo lavoro artistico sulle donne?

Quando si cresce, la maturità professionale, umana e intellettuale di quando si è giovani è ancora materia da plasmare. La preparazione, le esperienze servono a plasmare la creta che sei, a 20 anni sarebbe stato impossibile essere come una donna di 50. Gli interessi e la personalità vengono dettati dalla propria interiorità e poi il tempo fa scegliere delle strade. In più ho una vena femminista che mi spinge a focalizzarmi sulle figure femminili. Sento l’urgenza di vestire i panni di paladina delle donne, una veste che mi piace molto. Ho fatto gli studi classici e sono sempre stata rapita dalle figure femminili che la storia ha un po’ “disorientato”. Ho iniziato, così, a valorizzare quelle figure che rischiavano di scolorire nel tempo, attuando un’ “archeologia del femminile”, portare in scena queste personalità femminili è un modo per riportarle alla luce.

Come è nata la collaborazione con Amnesty International Italia e l’Università di Roma Tre?

Io sono testimonial ufficiale di Amnesty da diversi anni e come testimonial mi attivo per sensibilizzare sulla questione femminile nel mondo. Anche la scrittura di “Safa e la sposa bambina” è stata sviluppata insieme ad Amnesty. Nel tempo ho portato in scena diverse opere letterarie come “La donna spezzata” di Simone de Beauvoir, “La Briganta” che racconta il brigantaggio al femminile, e “Agatha” che narra la storia della prima donna Presidente della Repubblica di Malta che si è battuta per valorizzare la figura femminile nel suo Paese. Sono stata anche invitata dall’attuale Presidente della Repubblica Marie Louise Coleiro Preca a presiedere ad una manifestazione proprio a Malta.

Ritornando al tema che le ha ispirato la scrittura dell’opera che stasera porterà in scena, il mondo occidentale non dà l’impressione di essere ancora cieco di fronte a queste ingiustizie sociali?

L’uomo è continuamente in guerra. Le cose che ora succedono in passato le hanno vissute i nostri padri. Queste atrocità sono scene dello stesso copione. Ora l’Occidente è cosciente, preoccupato quando la violenza succede a casa nostra. Noi dobbiamo renderci conto di quanto sia importante la cultura. L’ignoranza è la cosa peggiore, chi vuole far soccombere comincia a minare la cultura. Non stiamo assistendo solo a un genocidio di popoli ma anche della cultura che poi siamo noi, ci appartiene, quindi anche noi non dobbiamo adagiarci e ignorare quello che sta succedendo, anche se lontano da noi.

Un lavoro di ricerca e scrittura  encomiabile quello di Isabel Russinova, riconosciuto non solo in Italia ma anche all’estero, che stasera dimostrerà nuovamente in "Safa e la sposa bambina". 

di Clara Pellegrino
 





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