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CRONACA

 

01-03-2016

Napoli: scoperto un ‘duomo’ sottomarino nel golfo

Studi scientifici del CNR attestano trentacinque emissioni gassose attive nel mare partenopeo


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Ritenuta da tutti una scoperta alquanto significativa per comprendere meglio i segreti geologici della Campania e del Golfo di Napoli: questa è il “duomo sottomarino”. In questo punto, tra i vulcani ancora attivi dei Campi Flegrei e del Vesuvio, a una profondità sotto il livello del mare tra i 100 e i 170 metri, il fondale marino svela un rigonfiamento (in parole tecniche un “duomo”), al quale sono associate emissioni gassose. Questo è stato localizzato a una distanza di circa 5 chilometri dal porto di Napoli e 2,5 da Posillipo, da una squadra di ricercatori dell’istituto per l’ambiente marino costiero e di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Iamc e Igg del CNR), dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e del Dipartimento di scienze della terra dell’università di Firenze.

 

Quelli presentati nella rivista “Scientific Reports – Nature” sono i risultati dello studio dei rilievi della campagna “Safe 2014”, eseguiti a bordo della nave oceanografica Urania del CNR. Salvatore Passaro, studioso dell’Istituto per l’Ambiente Marino e Costiero del CNR, spiega come la struttura del “duomo” presenti un’altezza di circa 15 metri e copra un’area di 25 chilometri quadrati. Associate a questo rigonfiamento sono state scoperte 35 emissioni gassose attive e oltre 650 piccoli crateri, ricondotti ad attività di degassamento nei tempi recenti. Questa zona si sarebbe formata per la risalita, che ancora continua, di gas di origine profonda e crostale, certamente anidride carbonica.  

 

Ancora Passaro, alla “Repubblica” ha aggiunto: “La scoperta è fondamentale, perché abbiamo, oggi, un modello digitale molto più definito del rigonfiamento, che in passato si credeva frutto di frane e smottamenti sottomarini e la cui conformazione si è invece rivelata essere legata alle emissioni di gas, osservate grazie alla campagna oceanografica multidisciplinare. Si era sempre avuto cognizione dell’alterazione di quei fondali, definiti Banco della montagna: ora conosciamo anche i motivi”. I ricercatori che stanno eseguendo studi sul “duomo” nel golfo di Napoli non hanno confermato pericoli imminenti legati al fenomeno, che però va studiato, per comprendere se possa avere effetti nel futuro, prossimo o remoto. Difatti i dati raccolti, come ha sottolineato il ricercatore Guido Ventura dell’Ingv, indicherebbero un’attività correlata a una fenomenologia vulcanica non associata a una risalita diretta di magma. Resta comunque il fatto che da questi studi si potrebbero comprendere i fenomeni vulcanici sottomarini in zone costiere

di Pierluigi Liguori
 





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