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ESTERI

 

09-03-2016

Primarie Usa. Trump inarrestabile, Clinton fatica

Il magnate vince in 3 Stati su 4, Sanders continua a infastidire Hillary


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La corsa di Donald Trump verso la nomination repubblicana non conosce tregua. L'opposizione di una larga fetta di partito sembra corroborare le sue possibilità piuttosto che indebolirne la posizione e l'immagine. La maggioranza relativa degli elettori repubblicani è con lui. A dimostrarlo, ancora una volta, sono i risultati dell'ultima tornata elettorale. Il Partito Repubblicano ha votato in Michigan, Mississippi, Hawaii e Idaho. Nei primi 3 Stati il dominio di Trump è stato assoluto, con Ted Cruz nei panni dell'inseguitore con una media di almeno 10 punti di distacco. Solo in Idaho Cruz è riuscito a sconfiggere il milionario newyorchese. Nel computo totale, però, Trump può aggiungere altri 59 delegati al suo già invidiabile patrimonio di voti per la convention, mentre Cruz ne ha ottenuti 44. Al momento, fra i due c'è uno scarto piuttosto pesante di oltre 100 delegati.

 

Per Marco Rubio è stata un'altra giornata da dimenticare. Non solo non ha conquistato nessuno Stato e nessun delegato, ma nei 2 Stati più importanti - Mississippi e Michigan - si è visto addirittura scavalcare da John Kasich. Per Rubio, il nome su cui puntava l'establishment del partito, l'ultima speranza è rappresentata dalle primarie del 15 marzo prossimo in Florida, lo Stato da cui proviene. I sondaggi, però, lo danno in ritardo anche qui, dove Trump potrebbe chiudere definitivamente la partita. Quel giorno si voterà in altri Stati importanti, in particolare l'Ohio, e la corsa in casa repubblicana prenderà probabilmente una piega decisiva.

 

Nel campo democratico, i voti reali hanno in parte smentito i sondaggi della vigilia. Bernie Sanders, infatti, ha vinto un po' a sorpresa in Michigan, anche se lo scarto è davvero minimo e sostanzialmente non determina vantaggi in fatto di distribuzione di delegati. Tuttavia, la vittoria del senatore socialdemocratico è fortemente simbolica. Il Michigan è lo Stato dell'industria automobilistica, di quella classe di operai bianchi molto sensibile ai messaggi populisti, siano essi di destra o di sinistra. I toni forti usati da Sanders - e da Trump - nei confronti di Wall Street e dei trattati sulla liberalizzazione del commercio globale hanno sicuramente fatto presa su una buona parte di elettorato democratico, anche se un'analisi della distribuzione del voto rivela che Hillary Clinton ha vinto nell'area urbana di Detroit, soffrendo invece nel resto dello Stato. L'affermazione di Sanders rende comunque faticosa la corsa di Clinton verso la nomination, che appare in ogni caso segnata. Il distacco nel computo dei delegati fra i due è elevato. Inoltre, oltre ad aver quasi pareggiato in Michigan, ieri Clinton ha stravinto in Mississippi - 83% contro il 16% -, un altro Stato del sud, area del paese che si rivela un vero e proprio forziere di voti per l'ex segretario di Stato. È impensabile per Sanders vincere la nomination e in prospettiva le presidenziali di novembre senza l'appoggio della comunità afro-americana. Lo sa bene anche il senatore del Vermont, che tuttavia spera di mettere ancora in difficoltà Clinton nella speranza di spostarla il più possibile verso posizioni di sinistra. Anche per i Democratici, il 15 marzo è la data in cui molti nodi verranno al pettine. Si voterà in Ohio, Florida, North Carolina, Missouri e Illinois.

di Andrea Piccoli
 





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