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CRONACA

 

20-03-2016

Il business dell'accoglienza: quanto rende l'immigrato in Italia?

Sempre più albergatori sono interessati a ospitare i migranti nelle loro strutture


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Che il fenomeno migratorio sia complesso lo stiamo vedendo ogni giorno che passa: barconi che raggiungono le coste italiane, mari che diventano dei cimiteri, mafie che lucrano sulla vita delle persone. Forse, però, uno degli aspetti più contraddittori, è rappresentato dal grande business che spesso si nasconde dietro questo oceano di storie. È il business dell’accoglienza, che macina milioni di euro: quanto rende l'immigrato in Italia?

 

Ogni giorno in più di permanenza in Italia costa complessivamente 1,6 milioni di euro; cifra solo in parte coperta dai fondi europei destinati all’emergenza. Per piccoli paesi con un’economia altalenante, però, è una manna dal cielo: ogni immigrato costa allo Stato trenta euro al giorno, soldi che però non vengono consegnati in contanti ai migranti, ma vengono versati ai centri di prima accoglienza che ospitano i richiedenti asilo. Quello che giunge nelle mani dei migranti sono soltanto 2,5 euro al giorno; il «pocket money» che venie speso in telefonia, bar, alimentari e tabacchi.

 

Dunque, come funziona l'accoglienza? Semplicemente, una volta giunti sul suolo italiano, per essere smistati su tutto il territorio nazionale, i migranti vengono "appaltati" . I comuni o le Prefetture, tramite bandi d’appalto, fanno richiesta a chiunque voglia ospitare, in apposite strutture, i migranti. Lo scambio non è propriamente equo: da una parte bisogna rispettare determinati requisiti per l'accoglienza, ma in cambio si ricevono 30  euro al giorno a migrante. Non solo Onlus ma anche gli albergatori possono essere interessati a quasta soluzione. Il motivo? Pensiamo a tutte quelle strutture che sono state colpite dalla crisi: nelle liste delle prefetture, infatti, ci sono molti hotel di rinomate località turistiche. In fondo questo è quello che poi denuncia Mario Giordano, direttore del Tg4, ribattezzando questo sistema "Profugopoli".

 

La domanda che dovremmo, forse, porci è se, a fronte di questa crisi che ha colpito il settore turistico, sia giusto o no che gli immigrati diventino lo strumento per far sopravvivere gli albergatori. Quello che però è certo è che i profughi non possono pagare a loro volta il peso e il prezzo della truffa costruita sulla loro pelle.

di Giulia Bordini
 





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