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ESTERI

 

15-03-2016

Confine greco macedone: la vergogna d’Europa

La Germania vota a destra, mentre sul fiume Suva Reka abbiamo l’odissea dei profughi


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Ormai le notizie sulla migrazione si accavallano, offrendo immagini che vanno a scoprire le infinite sfaccettature del fenomeno. La giornata di lunedì è stata caratterizzata da avvenimenti strettamente legati fra di loro. Da Putin è giunto l’annuncio del ritiro delle truppe russe dallo scenario bellico siriano, da dove sono nati i grandi flussi di profughi che ultimamente hanno spaventato l’Europa. Pur rimanendo presenti con una base navale, il disimpegno russo può rivelarsi pieno di significati dal momento che è considerato tra i maggiori sostenitori del presidente siriano Assad. Altro avvenimento significativo è l’esito del voto espresso da 13 milioni di tedeschi dal quale ci si attendeva un responso sulla politica di accoglienza della Merkel. Infine, a sconvolgere le coscienze, quelle immagini impensabili di una moltitudine di uomini, donne bambini che attraversano un fiume in piena aggrappati ad una corda lanciata fra le due sponde.

 

Se l’Europa attendeva un segnale dalle elezioni nei tre Land tedeschi, questo è arrivato chiaro e netto. L’avanzata esponenziale dei partiti della destra sono la risposta più evidente alla politica umanitaria avviata dalla Merkel che i suoi cittadini hanno mostrato di non gradire. La volontà di mostrare il malcontento ha probabilmente spinto alle urne persone che solitamente disertano i seggi elettorali, realizzando un’affluenza più alta delle precedenti elezioni. Questo crea molta inquietudine negli animi di quanti, se da un lato sono sinceramente preoccupati dell’arrivo di tanta gente, dall’altro lato non possono non commuoversi nel vedere esseri umani affondare i loro corpi nelle acque gelide del fiume Suva Rekaper tentare ostinatamente la via verso una vita dignitosa. Le TV di tutto il mondo hanno trasmesso scene bibliche, che sembrano tratte dai grandi colossal americani del passato. Comodamente seduti in poltrona al caldo dei propri salotti, il mondo intero ha visto quella fiumana  umana di 2000 persone, che hanno abbandonato il lager di Idomeni, entrare nelle acque con una moltitudine di bambini portati a spalla dai loro padri, e quel bagaglio fatto di povere irrinunciabili cose trasportato con molta fatica. A riprendere questa odissea 10 cameramen e 40 giornalisti subito fermati dalla polizia macedone.

 

La Merkel ha chiarito che la sua politica non subirà cambiamenti ma prima o poi dovrà fare i conti con una massa di elettori capaci di far volare il partito populista xenofobo di destra, Afd (Alternative fuer Deutschland) che ha raggiunto nei tre Land Baden-Württemberg,  Renania-Palatinato e Sassonia-Anhalt,  rispettivamente, il 15, 12 e 24 %. La cancelliera ha riconosciuto che il voto "è stato dominato dal problema" della crisi dei migranti, ammettendo che "agli occhi del popolo non è stata risolta in modo stabile e soddisfacente e questo è stato determinante nell'esito del voto". Ha anche ribadito la necessità di trovare "una soluzione europea" perché sostiene di essere “fermamente convinta che questa sia la soluzione e che per trovarla ci sia bisogno di tempo". Quel tempo che ormai non serve più a quei tre profughi afgani, due uomini e una donna, affogati mentre tentavano di attraversare a nuoto quel fiume nella speranza di aggirare il blocco imposto dai macedoni. Tre persone che non potranno di certo condividere con la Merkel i vantaggi “della controversa chiusura della cosiddetta rotta dei Balcani, dal momento che stanno arrivando meno rifugiati nel Paese”. 

di Stefania D'Agostino
 





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