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POLITICA

 

15-03-2016

Quant’è maschia la politica, lo stupidario dei luoghi comuni contro le donne

Con la sua frase rivolta a Giorgia Meloni, Bertolaso rinnova una lunga tradizione di insulti e doppi sensi


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È difficile trovare in politica un tema tanto unificante come il maschilismo. Quando si tratta di avvalorare la presunta superiorità maschile, non ci sono ideologie che tengano. L’infelice frase pronunciata da Guido Bertolaso nei confronti di Giorgia Meloni non può dirsi davvero un fatto isolato nella storia politica italiana. Le differenze riguardano la misura delle parole utilizzate per esprimere lo stesso concetto, quello per il quale, tutto sommato, è bene che le donne rimangano al loro posto. Nell’immediato dopoguerra, Ferruccio Parri, illuminato antifascista e presidente del Consiglio per alcuni mesi, disse in tono paternalista rivolgendosi a un’associazione che riuniva donne di sinistra: «Per sbagliare bastiamo noi. E sarebbe eccessivo che vi aggiungeste anche voialtre». «Abbiamo bisogno di voi come spose e come madri», sembrava fargli eco Alcide De Gasperi, lo storico leader della Democrazia Cristiana. Il messaggio era chiaro: la guerra era finita, i posti occupati dalle donne per via dell’emergenza dovevano ritornare ai loro legittimi proprietari. E “rivoluzione” per il momento non è di certo un termine accostabile alla sfera sessuale, tanto è vero che il pittore Renato Guttuso, iscritto al Pci e più tardi senatore eletto in Sicilia, decantava nel 1950 le lodi dell’Urss, il solo posto al mondo ormai dove le ragazze arrivavano vergini al matrimonio.

 

Gli stereotipi sulla condizione femminile sono al centro della battaglia politica degli anni ’70. Divorzio e aborto investono direttamente il ruolo delle donne nella società, il secondo in particolare ha per oggetto il loro corpo. Amintore Fanfani pensò bene di far campagna elettorale per il Sì all’abrogazione della legge sul divorzio servendosi di questo decisivo argomento: «Gli uomini abbandoneranno la moglie anziana per prendersi la giovane». Qualche anno più tardi esponenti della Dc e del Msi invocheranno l’abrogazione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza perché si tratterebbe di una norma «atta a soddisfare una scelta edonistica della donna che pensa al puro piacere fisico». Una valanga di No, anche cattolici, chiarirà la posizione degli italiani sulle due questioni.

 

L’avvento della seconda repubblica coincide con una disinibizione verbale che fa rimpiangere i toni accondiscendenti usati dai padri costituenti. L’arrivo di Berlusconi funge da tana libera tutti. Il leader di Forza Italia allude, flirta e insulta senza alcun problema. Una delle sue vittime preferite è Rosy Bindi. In una celebre puntata di Porta a porta la definisce «più bella che intelligente». Negli anni, probabilmente, è l’espressione meno offensiva che riesce a dirle. Ma la strada è ormai segnata e i beceri di ogni schieramento la percorrono senza remore. Bindi è vittima anche di Francesco Storace: «Lo sapete perché il Ppi rimane così piccolo? Perché ce l’ha in mano Rosy Bindi». Ignazio La Russa si dedica invece all’insulto collettivo rivolgendosi alle deputate di sinistra durante la discussione della legge Bossi-Fini: «A loro piace che arrivino i neri perché ce l'hanno grosso», peraltro rivelando inconsciamente scarsa autostima. Anche a sinistra non si risparmiano però, e in alcuni casi si può parlare di maschilismo per procura. Durante una manifestazione contro Berlusconi, infatti, è Sabina Guzzanti a parlare in questi termini dell’allora ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna: «A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari opportunità una che sta lì perché t'ha succhiato l'uccello». Se destra e sinistra vanno d’accordo su argomenti del genere, una speranza potrebbe venire da chi dichiara di essere oltre. Speranza vana, si direbbe. Il senatore del M5s Nicola Morra tratteggia così la figura del ministro Maria Elena Boschi: «La Boschi sarà ricordata più per le forme che per le riforme». E il deputato Cinquestelle Massimo De Rosa si rivolse così alle colleghe del Partito Democratico: «Siete qui solo perché siete brave a fare pompini». In questo caso, però, l’onorevole Giuditta Pini lo fulminò con poche parole: «Ho preso 7.100 preferenze. Mi fa ancora male la mascella».

di Andrea Piccoli
 





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