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ESTERI

 

16-03-2016

Primarie Usa: Trump umilia Rubio, Clinton stravince

Un altro ritiro fra i Repubblicani, mentre la favola di Sanders sembra giunta al termine


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Niente da fare, il Partito Repubblicano non riesce a espellere il corpo estraneo che lo sta consumando dall'interno. È stata un'altra grande serata per Donald Trump: vince nettamente in Florida, umiliando il senatore Marco Rubio, che si ritira dopo aver perso anche in casa sua. Vince ancora in North Carolina, in Illinois e Missouri, con margini molto più risicati, su Ted Cruz. L'unico Stato che non lo premia è l'Ohio, che va al governatore John Kasich. Ma è soprattutto la Florida a fare la differenza. Qui, infatti, al contrario di altri Stati, vige la regola secondo cui il primo classificato conquista tutti i delegati in palio, ben 99. In totale Trump se ne aggiudica 160, contro i 73 di Kasich. Cruz, l'inseguitore più accreditato, deve accontentarsi delle briciole, 24 delegati. Così la corsa alla Casa Bianca per i Repubblicani sembra ormai segnata, a meno che Trump non riesca a superare la fatidica soglia del 50 per cento dei delegati nazionali. In quel caso, almeno in teoria, l'establishment del partito potrebbe far convergere tutti gli altri voti su un altro nome, magari uno di quelli battuti più volte dal magnate newyorkese.

 

Nel campo democratico, la serata è stata trionfale per Hillary Clinton. L'ex segretario di Stato ha vinto ovunque. Sanders è riuscito a impensierirla solo in Illinois (50,5%-48,7%) e in Missouri (49,6%-49,4%), mentre ha perso nettamente in Florida, North Carolina e Ohio. Nella conta dei delegati, ora Clinton ha un vantaggio davvero molto difficile da rimontare. La vittoria di Clinton in alcuni Stati è sorprendente. In Ohio si prevedeva ad esempio un testa a testa, considerata la forza del messaggio protezionista di Sanders in uno Stato fortemente industrializzato. Hillary Clinton sembra beneficiare però di due fattori: innanzitutto una modifica sensibile della sua piattaforma politica, ora più sensibile alla rabbia sociale e alle istanze di sinistra della base democratica. In secondo luogo, Clinton pare avvalersi anche dell'effetto Trump. Il rischio, ormai molto concreto, che il milionario diventi il candidato ufficiale dei Repubblicani spinge molti elettori democratici a votare per lei più che per Sanders. Clinton viene vista come un nome più spendibile nelle elezioni di novembre, maggiormente in grado di vincere attirando i voti sempre decisivi degli indipendenti e dei moderati.

 

Il Partito Repubblicano, del resto, sembra davvero in grande difficoltà. Su 26 Stati finora in palio, le vittorie riconducibili all'establishment sono 4: Minnesota, Puerto Rico, Washington Dc - vinti da Rubio - e l'Ohio conquistato ieri da Kasich. Tutto il resto è andato a Trump e Cruz. I vertici del partito si interrogano sul significato di un sondaggio commissionato in Florida. I dati indicano che in questo Stato multietnico, dove ieri ha prevalso Trump, neanche la base repubblicana in realtà condivide le idee estreme dell'imprenditore sull'immigrazione, vale a dire la costruzione di un muro al confine con il Messico e la deportazione in massa di 12 milioni di immigrati privi di permesso. Ciononostante, gli elettori lo votano. Il sondaggio dice anche che lo fanno per rabbia, perché Trump è uno che «dice le cose come stanno». Una pessima notizia per il Grand Old Party: la rabbia prima o poi svanisce, ma i candidati che vincono la nomination rimangono.

di Andrea Piccoli
 





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