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POLITICA

 

18-03-2016

Che fine ha fatto Ignazio Marino? Seconda puntata

Raffaele Cantone, presidente Anac, giudica la sua amministrazione 'in continuità' con quella di Alemanno; Sel lo allontana, Fassina lo chiama. Che farà l'ex sindaco di Roma?


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Nella puntata precedente, avevamo lasciato l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino in amara balìa del ragguaglio di un doppio processo  per reato di peculato e falso e per truffa ai danni dell’Inps.  Oggi la scenografia cambia, e lo troviamo alle prese con un altro "processo": quello che lui stesso ha intavolato contro il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) Raffaele Cantone, giudicato intellettualmente disonesto. «Sono offeso e sconcertato dalle dichiarazioni di Cantone sugli appalti del Comune di Roma. Dire che c’è stata continuità tra la giunta Alemanno e la mia è un giudizio politico gravemente infondato, non un’analisi basata su fatti e numeri». Associando il nome di Marino a quello di Alemanno, Cantone ha disegnato una linea di continuità tra i due sindaci nell’affare del sistema distorto di  Mafia Capitale.

 

Ma Marino non ci sta: «Rivendico con orgoglio di essere stato io a volere la collaborazione con Cantone, firmando nel luglio 2015 il primo protocollo di vigilanza collaborativa tra Comune di Roma e Anac. La nostra lotta titanica ha  provocato una reazione violentissima da parte degli ambienti romani che vivono sull’illegalità e che si è interrotta con la sciagurata decisione del Partito Democratico di determinare la caduta del sindaco». E viene al punto: «L’indagine di Cantone riguarda gli anni dal 2012 al 2014, ma vorrei far notare che quello che è stato accertato non nasce nel 2012. Le pratiche opache che io ho tenacemente combattuto sono figlie di un sistema malato che ha le sue radici anche nelle amministrazioni precedenti, e sarebbe puerile negarlo. La differenza fra la mia amministrazione e quelle che l’hanno preceduta è che io ho cercato di cambiare questo sistema».

 

Il pubblico si chiede, intanto, ancora come nella puntata precedente, una cosa soltanto: Marino prenderà nuovamente parte alla corsa a sindaco di Roma? Quest’uomo è un mistero, un continuo indovinello. Per sapere se si sarebbe dimesso, nella scorsa stagione, cinque mesi fa, ne passò di tempo sugli orologi che guardavamo, seduti sui divani, in attesa della nostra puntata quotidiana. Ora, diffidente – e politicamente oculato – per via dei processi, ci ha legato di nuovo, con il nodo della suspense, al suo mistero (che da ora in poi però, dato che il gioco è bello quando dura poco, chiameremo indecisione). Addirittura il suo “inventore”, Massimo D’Alema, lo ha ammonito, stremato: «Ignazio, io non ho ancora capito che cosa vuoi fare. Io, che sono Massimo D’Alema. Figurati gli altri...».

 

A cosa dobbiamo l’ozio diplomatico di Marino? Da un lato c’è l’allettamento di una sfida, e magari di una rivincita, contro il Pd, e dall’altro conti, remore e paure. Sarà mica per il bisticcio con Sinistra Ecologia e Libertà? «La tua candidatura a sindaco ci inchioderebbe inevitabilmente in una posizione di difesa dell'esperienza di governo senza riuscire a rendere evidente il profilo di discontinuità che la nostra proposta deve avere», gli hanno rimproverato alcuni esponenti di Sel, aggiungendo: «Non possiamo correre il rischio di ritrovarci in piena campagna elettorale con un rinvio a giudizio». Sarà forse questo a frenarlo, a gelarlo? Sarà che Marino lo sa da sé?

Intanto il personaggio-aiutante Stefano Fassina  difende Marino nella sequenza della lite con Cantone, ma sta attento a non celebrarlo troppo: «Marino ha introdotto degli elementi di discontinuità molto chiari, anche se a mio avviso insufficienti», dichiara mentre lo invita in riunione per parlare di programmi, candidati, decisioni, conclusioni, varie ed eventuali. Ma Marino non prende la via della strategia.

Insomma, per concludere la nostra puntata, c’è chi chiede al nostro eroe di fare un passo indietro, ma non è chiaro se lui abbia voglia di farne mezzo avanti. Marino sa bene di avere non pochi sostenitori tra l’elettorato romano di sinistra, ma sa anche bene quali sono i rischi dell’infilarsi adesso in una campagna elettorale. Potrebbe finire di nuovo vittima di una congiura, di un tutti contro uno, a cominciare, stavolta, da Cantone?

di Vittoria Montesano
 





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