Corea del Nord, americano ai lavori forzati per uno striscione Condannato a 15 anni, lo studente è stato costretto a confessare in una surreale conferenza stampa - www.Pontilenews.it


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18-03-2016

Corea del Nord, americano ai lavori forzati per uno striscione

Condannato a 15 anni, lo studente è stato costretto a confessare in una surreale conferenza stampa


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Otto Warmbier ha pagato cara una leggerezza commessa nel corso del suo soggiorno in Corea del Nord. Entrato nel paese con un visto turistico, il ventunenne studente americano della University of Virginia è stato condannato a 15 anni di lavori forzati con l'accusa di «atti ostili» nei confronti dello Stato. La sua colpa è di aver tentato di rubare uno striscione all'interno di un albergo di Pyongyang. In qualsiasi luogo pubblico della capitale nordcoreana è facile trovare slogan della propaganda di partito. Uno di questi si trovava in un'area riservata al personale dello Yanggakdo International Hotel, l'albergo in cui Warmbier alloggiava insieme ad altri turisti per le vacanze di fine anno.

 

Il 22 gennaio, la Tv di Stato coreana ha annunciato l'arresto del pericoloso sovversivo Warmbier, il quale è entrato nel paese «in veste di turista, con lo scopo di condurre attività criminali contro lo Stato, con la tacita connivenza del governo americano e sotto la sua manipolazione». Più o meno le stesse parole pronunciate dal ragazzo nel corso di una conferenza stampa dall'atmosfera vagamente kafkiana alla quale è stato obbligato a partecipare per confessare il suo «crimine». In realtà, pare che lo striscione di propaganda fosse destinato alla mamma di un suo amico, che aveva intenzione di esibirlo nel corso di un evento organizzato in chiesa, una volta rientrati negli Stati Uniti.

 

La Corte suprema nordcoreana ha però deciso che Warmbier dovrà aspettare 15 anni per rivedere i suoi cari e il proprio paese. In realtà, il ragazzo può ancora sperare di cavarsela più a buon mercato, visti i precedenti di altri suoi connazionali rilasciati dopo qualche mese. È il caso ad esempio di Jeffrey Fowle, che venne arrestato nel maggio del 2014 mentre stava per salire sull'aereo di ritorno perché aveva lasciato una Bibbia nella stanza d'albergo. In Corea del Nord vige tuttora l'ateismo di Stato, pertanto qualsiasi forma di proselitismo viene punita severamente. Fowle venne però rilasciato nel novembre dello stesso anno grazie anche all'attività diplomatica dell'ambasciata svedese, che svolse un'intensa opera di mediazione. Fra Corea del Nord e Stati Uniti, infatti, non esistono rapporti diplomatici, e anche in questo caso le autorità statunitensi hanno chiesto l'aiuto del governo di Stoccolma.

di Andrea Piccoli
 





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