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ESTERI

 

26-03-2016

Isis, nuovo attentato in Iraq

41 morti il bilancio dell'esplosione di ieri sera in uno stadio iracheno vicino a Baghdad


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Nuovo attentato, stessa matrice, diversa modalità. L’Is rivendica l’esplosione di un ordigno avvenuta ieri sera nella piccola città irachena di Iskanderiyah, vicino alla capitale Baghdad. L’esplosione ha provocato 41 morti durante una partita di calcio, 16 dei quali fra i 10 e i 16 anni, bambini quindi, coinvolti in questo ennesimo attentato; fra i morti dovrebbe esserci anche il sindaco del villaggio. Non sono molte le notizie che giungono da Baghdad, si tratterebbe di attentati che stanno avvenendo alla luce di quello che accade sul fronte di guerra.

 

In questi giorni, infatti, l’esercito e le milizie tribali hanno dato il via a una grande operazione militare per la liberazione della provincia di Ninive ora in mano ai jihadisti e diretta poi verso la città di Mosul, in cui l’Isis ha la sua roccaforte. Proprio poco prima dell’attentato inoltre, il portavoce dell’esercito iracheno Yahya Rusoul aveva dichiarato la conquista, o la riconquista, della città di Kubeisa. La situazione sul fronte è sempre interessante per capire molto di quello che avviene.

 

Un nuovo attentato quindi torna a scuotere un’altra parte di mondo, più lontana da noi, con un’eco più debole, ma che invece rappresenta il cuore pulsante di questa drammatica guerra. Le popolazioni di Iraq e Siria stanno ormai subendo da due anni quello che Bruxelles ha sperimentato pochi giorni fa, e sorprende molto la reazione dell’Occidente. Siamo intervenuti sempre e ovunque, dall’Iraq di Saddam all’Afghanistan dei talebani dove ancora siamo, mandando truppe di terra e cercando di porre fine a un certo regime da cui ci sentivamo minacciati. In Siria e Iraq continuiamo a bombardare, consci del fatto che non potremo mai sconfiggere l’Isis sul territorio se non con un esercito vero, serio, non con i droni che bombardano senza quasi obiettivi. Europa e Stati Uniti sembrano oggi meno risoluti nell’intervenire che in passato in un momento in cui la risolutezza e la capacità di prendere decisioni serie sembrano essere l’unica via di uscita. 

di Michelangelo Borri
 





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