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SPORT

 

04-04-2016

Post derby: Pioli esonerato, Lazio traghettata da Inzaghi

A Formello esplode la contestazione


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Caos e follia ormai camminano a braccetto nel mondo Lazio. I tifosi in subbuglio assediano Formello. Lotito scappa da un ristorante sotto un diluvio di insulti dei supporter biancocelesti che volevano aggredirlo. Pioli viene esonerato e la squadra va in ritiro per Norcia con Simone Inzaghi, che la traghetterà fino alla fine della stagione. Questo non è semplicemente l'epilogo di un derby perso rovinosamente ma di una stagione da dimenticare, partita con tanti sogni puntualmente infranti, che non giustifica però tali manifestazioni estreme da parte dei tifosi.
 
 
Il derby, alla fine, sintetizza perfettamente la stagione dei biancocelesti, che si presentano all'ultimo appuntamento di rilievo della stagione eterei e senza grinta. La rete del vantaggio giallorosso giunge al 15', confermando il trend della squadra che ieri ha incassato il diciassettesimo gol stagionale nel primo quarto d'ora di gioco, frutto naturalmente delle solite amnesie difensive. Così come la confusione che segue lo svantaggio e la reazione del secondo tempo con l'ingresso in campo di Klose e Keita che cambiano il ritmo della partita. I due costruiscono l'azione che sfocia nella rete di Parolo sul 2-0. Il gol illude, la Lazio ci crede e spinge ma le occasioni si infrangono puntualmente e ne approfitta la Roma che segna altri due gol in dieci minuti. Nulla di nuovo sotto il cielo di Roma. Persino l'arbitraggio è come sempre discutibile, soprattutto quando si tratta di derby. Se all'andata Damato regalava il rigore ai giallorossi che spezzò da subito gambe e morale ai biancocelesti, stavolta piovono ammonizioni sulla Lazio che può recriminare anche due calci di rigore non concessi. Uno, nel primo tempo quando Rudiger stende Felipe Anderson in area di rigore; l'altro, nel secondo quando è Manolas a stendere Keita.
 
 
Ma attribuire la sconfitta all'arbitro, così come dare la colpa a Pioli della stagione fallimentare della Lazio equivale a nascondere la colonna Traiana dietro a una foglia di fico. L'allenatore che nella passata stagione mise le ali alla squadra lanciandola in un volo che la portò a un soffio dalla Roma, seconda in classifica e esprimendo il più bel calcio d'Italia, non è l'artefice, o perlomeno il più colpevole, di questa disastrosa stagione ma è di sicuro la testa più facile da decapitare. Alla fine Pioli non fa che ricalcare le orme di Delio Rossi e Petkovic, quegli allenatori dell'era Lotito che grazie al loro lavoro e alle loro idee erano riusciti a dare un'impronta precisa alla squadra, a farla girare esprimendo un bel calcio e entusiasmando i tifosi. Ma i buoni risultati si sono rivelati per la Lazio un'arma a doppio taglio. Da questi tecnici, infatti, la società ha preteso l'impossibile, chiedendo traguardi sempre più alti ma senza supportarli con un impegno maggiore. Pioli, come gli altri prima di lui, ha la colpa di non averlo preteso e di aver creduto un po' troppo a un gruppo di primedonne che di fatto lo ha tradito. Il suo esonero adesso potrà anche portare all'ambiente la giusta scossa per chiudere senza alcun obiettivo ma in maniera dignitosa il campionato. Però è evidente che la squadra rimane in balia di mille problemi irrisolti e che a giugno sarà inevitabile una rifondazione totale. L'ennesima, che magari illuderà di nuovo per una stagione o forse due, ma che si  trasformerà in un'altra rovinosa caduta se la società non inizierà a sostenere coi fatti i tecnici che sceglie.
di Stefania D'Agostino
 





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