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24-04-2016

Bangladesh, professore ucciso a colpi d'ascia. La mattanza dei liberi (atei) pensatori

I nemici più pericolosi dell'Isis: le parole, la denuncia, i tentativi di svegliare un popolo assopito nella paura


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Razaul Karim Siddique, 58 anni, docente universitario di lingua inglese  all'Università di Rajshahi (zona occidentale del Bangladesh). Era uscito di casa, si stava dirigendo alla fermata dell'autobus. Qualcuno lo ha aggredito alle spalle e lo ha ucciso a colpi d'ascia. Gesto di matrice islamica? Non sorprenderebbe. Siddique è solo l'ultimo, al momento, caso di intellettuale laico ucciso da militanti islamici. Ed ecco servita la rivendicazione, dopo poche ore, attraverso Amaaq, il network islamico:  Siddiqua faceva "proselitismo ateo", questa la colpa del docente addotta a chiare lettere nel messaggio. Immediata la protesta universitaria per quel professore scomodo che all'ambiente accademico aveva dato tanto: era un musicista, gestiva due associazioni culturali, insegnava nell'ateneo dal 1983. Gli studenti hanno bloccato la strada Daka-Rajshahi per almeno 45 minuti in segno di avversione a quella mattanza di liberi pensatori che fa da sfondo alla storia del Bangladesh negli ultimi anni.
 
Le modalità dell'uccisione ricordano da vicino altre esecuzioni. Era il 2014 quando un altro professore dello stesso ateneo venne ucciso nelle medesime circostanze. Il 7 aprile scorso era toccato a uno studente della capitale Dacca, aggredito per strada per aver avviato una campagna contro la radicalizzazione islamica. Nel 2015 stessa sorte per quattro blogger, uccisi a colpi di machete, che per i loro sfoghi "laici" a denuncia delle barbarità delle milizie islamiche, erano finiti sulla lista nera dei nemici da eliminare. E certo non ci si dimentica di Cesare Tavella, cooperatore italiano, ucciso a Dacca con tre colpi d'arma da fuoco. Tragedie che si uniscono ad attentati multipli e costanti che le centrali operative del Bangladesh (tra cui l'Intelligence) non sono riuscite a evitare a fronte di una radicalizzazione del terrorismo di matrice islamica che ha avuto vita facile e che è ormai troppo difficile da estirpare. 
 
L'Isis dedica estrema attenzione alle operazioni in Bangladesh, culla degli attivisti laici, per la sua strategica vicinanza all'India in vista del lancio della folle "jihad mondiale". Il coordinatore delle attività in Bangladesh, Sheikh Abu Ibrahim al-Hanif,  ha delineato la situazione  sull'ultimo numero della rivista di propaganda "Dabiq", uscito il 13 aprile: "I musulmani della regione vivono sotto l'oppressione dei buddisti e degli induisti". Occorre "imporre la legge di Allah", obiettivo che il partito islamico Jamaat -e- Islami, al potere tra il 2001 e il 2006, non è riuscito a raggiungere aprendo la strada a tentativi di radicalizzazione sempre più spietati. 
di Serena Gazzaneo
 





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