Serie A: il ricordo del Grande Torino tristemente scomparso nella tragedia di Superga Sono passati 67 anni da quel 4 maggio 1949, quando l’aereo Fiat G.212 si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga - www.Pontilenews.it


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04-05-2016

Serie A: il ricordo del Grande Torino tristemente scomparso nella tragedia di Superga

Sono passati 67 anni da quel 4 maggio 1949, quando l’aereo Fiat G.212 si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga


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Sono passati 67 anni da quel 4 maggio 1949, quando, alle ore 17.03, l’aereo Fiat G.212 della compagnia ALI, siglato I-ELCE, con a bordo l’intera squadra di calcio del Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga. Le vittime, nel viaggio di ritorno da una trasferta a Lisbona, organizzata per un’amichevole contro il Lisbona, furono 31: fra cui 18 giocatori, quasi tutti nazionali, i dirigenti e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport); Renato Tosatti (della Gazzetta del Popolo, padre di Giorgio Tosatti) e Luigi Cavallero (La Stampa). Fu sterminata una squadra incredibile, “Il Grande Torino”, una formazione che raggiunse grandi risultati.

 

Ogni due anni viene organizzata una commemorazione prima al cimitero Monumentale, dove sono sepolti otto dei 18 giocatori e poi a Superga, che coinvolge centinaia di persone. “Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta”, scrisse Indro Montanelli. Oggi per la commemorazione di quel triste giorno, l’omelia, in Basilica, è stata celebrata da don Riccardo Robella, in assenza di don Aldo Rabino, il padre spirituale del Torino scomparso nell’agosto dello scorso anno. “Don Aldo ha sempre dato tutto per quello in cui credeva... Il viaggio che hanno intrapreso i nostri eroi non si è concluso con lo schianto, ma è andato oltre. Superga per noi è questo: condividere il pianto di coloro che hanno sofferto. Non è una festa granata, noi una volta all’anno ci fermiamo. Facciamo silenzio e saliamo là dove la terra incontra il cielo. Dove la storia diventa mito, e il nostro tempo diventa eternità. Per chi tifa Toro non si sfugge, ci si deve confrontare con la morte. Poi, riprendiamo il cammino, quello che a breve ci porterà a ricordare uno a uno i nostri giocatori, i nostri eroi, che sono anche padri e nonni, e poi la domenica alla partita. Non ci dimentichiamo però di alzare ogni tanto gli occhi al cielo, non in segno di disperazione ma in segno di speranza”. Poi, di fronte alla lapide il capitano Kamil Glik, nel silenzio più assoluto, legge i 31 nomi. Commozione reale da parte di tutti, cittadini compresi.

 

L’intero mondo del calcio in questa giornata ha celebrato “Gli Invincibili” del Torino. Sui social in tanti rivolgono un pensiero a capitan Mazzola e ai suoi compagni. “Solo il fato li vinse”, scrive su Twitter Matteo Darmian, terzino del Manchester e della Nazionale Italiana diventato grande proprio con la maglia granata. “Gridati davanti a quella lapide o recitati nel profondo del cuore... L'emozione è identica. Onore agli Invincibili”, afferma l'attaccante Rolando Bianchi. E poi il sito ufficiale: “Ecco il terribile elenco. Giocatori: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Virgilio Maroso, Giuseppe Grezar, Mario Rigamonti, Eusebio Castigliano, Romeo Menti, Ezio Loik, Guglielmo Gabetto, Valentino Mazzola, Franco Ossola, Pierino Operto, Danilo Martelli, Rubens Fadini, Ruggero Grava, Giulio Schubert, Emilio Bongiorni. Dirigenti e accompagnatori: Ernst Egri Erbstein, Leslie Lievesley, Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri, Ottavio Cortina, Andrea Bonaiuti. Equipaggio: Pier Luigi Meroni, Antonio Pangrazi, Cesare Bianciardi, Celeste D’Inca. Giornalisti: Renato Casalbore, Renato Tosatti, Luigi Cavallero. A seguito dell'immane tragedia il 4 maggio viene ufficialmente considerato dalla FIFA Giornata mondiale del giuoco del calcio”.

di Chiara Di Nicola
 





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