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16-05-2016

Roma, tempo di bilanci - Prima parte

I due campionati in uno della Roma di Garcia e quella di Spalletti


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Consegnata agli almanacchi anche la stagione 2015/2016, per la Roma è ora tempo di bilanci. Non solo dal punto di vista economico, ma anche (e soprattutto) da quello del campo, analizzando gli ultimi nove mesi di calcio giocato, numeri alla mano. Perchè sono i numeri, stavolta più che mai, a dare la dimensione della Roma 2015/2016. Iniziando dal numero 2: i campionati, cioè, che la Roma ha giocato, idealmente, in una sola stagione, e che coincidono esattamente con il girone d'andata e quello di ritorno, per una sorta di Apertura-Clausura in stile sudamericano. L'Apertura della Roma di Garcia, il Clausura della Roma di Spalletti. Una squadra, due anime. Per un terzo posto finale a quota 80 punti (ad appena 5 dal record fatto segnare proprio da Garcia al termine della prima stagione sulla panchina giallorossa), frutto di 23 vittorie, 11 pareggi e 4 sconfitte, con 83 gol fatti e 41 subiti (42 la differenza reti).

 

Una stagione partita sotto i migliori auspici, quella che si è appena conclusa, per la Roma, anche per merito di una sessione estiva di calciomercato decisamente importante dal punto di vista degli acquisti, con l'approdo nella Capitale di calciatori come Szczesny, Rudiger, Digne, Salah e Dzeko, e senza la cessione di pezzi pregiati, se si escludono Romagnoli e Bertolacci, non facenti parte della rosa romanista nella stagione precedente, passati al Milan per quasi 50 milioni totali,. Una Roma data per favorita per lo scudetto, che sembra mettere le cose in chiaro fin dalla seconda giornata, il 30 agosto, con la vittoria per 2-1 sulla Juventus, arrivata al termine di una partita dominata, ma comunque con il brivido finale: quel colpo di testa di Bonucci che solo la mano protesa di Szczesny toglie dal fondo del sacco. Un risultato tanto importante quanto destinato a restare uno dei pochi momenti felici per la Roma del girone d'andata.

 

Perchè i risultati, da quel momento in poi, saranno più che altalenanti, per non dire deludenti, nonostante la Roma riesca ad issarsi al primo posto il 25 ottobre, dopo il 2-1 con cui piega la Fiorentina al Franchi, in una partita vinta anche grazie ad uno svarione della difesa Viola. E' questo l'apice della Roma di Garcia, complice la crisi nera della Juventus ed un Napoli poco continuo. All'apice, però, si sa, segue immediatamente la discesa. Le Roma comincia a vedere le streghe, letteralmente, nella notte di Halloween, al Meazza, quando viene piegata per 1-0 dall'Inter, in una partita tanto sfortunata quanto giocata con scarsa determinazione, soprattutto sotto porta. Segue il derby, vinto per 2-0, e poi solo buio: in sette partite, la Roma fa una 1 vittoria (2-0 al Genoa), 1 sconfitta (2-0 dall'Atalanta, in casa) e 5 pareggi.

 

La Roma di fine 2015 non è più una squadra. Non ha gioco, non ha equilibri, non ha spunti, e, nonostante le dichiarazioni che Rudi Garcia rilascia puntualmente, non ha neanche un'anima. I giallorossi, in campo, vivono solo e soltanto degli spunti dei vari Gervinho, Salah o Pjanic, mentre Garcia le tenta tutte, arrivando ad affidarsi ad un ragazzo di appena 18 anni, Sadiq Umar, che fa anche 2 gol in 2 partite. Non basta, non può bastare. Il 9 gennaio, la Roma pareggia all'Olimpico con uno dei peggiori Milan di sempre. Dopo esserci andato vicinissimo un mese prima, con l'eliminazione dalla Coppa Italia, per mano dello Spezia, il 13 gennaio Garcia viene esonerato.

 

Per la Roma è notte fonda: al momento dell'esonero del tecnico, i giallorossi sono in classifica, a 34 punti, a -3 dalla Fiorentina, 4°, -7 dal Napoli campione d'inverno, e ad appena +3 sul Sassuolo, 6°, con 9 vittorie, 7 pareggi e 3 sconfitte, 36 gol fatti e 22 subiti. Migliori marcatori sono Pjanic e Gervinho, con 7 e 6 gol. La Roma, candidata allo scudetto ai nastri di partenza, a metà campionato è ai limiti della zona Europa League. La squadra ha evidenti problemi a livello tattico, sembra stanca e demotivata, in campo è più che molle. Non ne ha già più, e manca ancora un intero girone alla fine del campionato. Quanto può durare un'agonia?

di Flavio Del Fante
 





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