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ESTERI

 

18-05-2016

Primarie Usa: Sanders vince in Oregon, la Clinton per un soffio in Kentucky. Trump procede in solitaria

La vittoria di Sanders non impensierisce la Clinton per la corsa alla nomination ma denota una spaccatura nel partito. Trump 'legittimato' dai repubblicani


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Vittoria preannunciata per Bernie Sanders che ieri si è aggiudicato le primarie democratiche in Oregon. Hillary Clinton, invece, si è dovuta proclamare vincitrice via Twitter in Kentucky, dove ha battuto il suo rivale per meno di 2 mila voti. L’agenzia di stampa internazionale Associated Press si era, infatti, rifiutata di dichiarare la vittoria dell’ex segretario di Stato americano per via del risultato “quasi” paritario da lei ottenuto: il 46,8% dei voti contro il 46,3%. Il senatore del Vermont, forte degli ultimi risultati ottenuti, ha annunciato battaglia fino alla fine, mentre il suo staff medita se chiedere un nuovo conteggio dei voti proprio in Kentucky dove i 55 delegati in palio, assegnati proporzionalmente, saranno suddivisi equamente.

 

L’avanzata di Sanders non spaventa più di tanto la Clinton alla quale mancano solo 94 delegati per giungere alla soglia dei 2383, che garantisce la nomination, mentre al rivale di partito ne mancano 280. Si parla dunque di un divario difficile da colmare nei prossimi turni. Tuttavia i risultati di ieri denotano una spaccatura all’interno del partito. La Clinton, infatti, non convince fino in fondo gli elettori e la sua leadership sembra essere messa fortemente in discussione. Anche la sua mossa di voler affidare al marito Bill Clinton, in caso di vittoria finale, l’economia del Paese è stato un annuncio che ha suscitato molte polemiche e non solo perché si tratta di un personaggio legato al passato. I cinque milioni che l’ex Presidente ha ricevuto lo scorso anno per discorsi tenuti nelle aziende, non sono andati giù a molti americani che lo considerano una figura ormai compromessa e fuori luogo. E su questo gioca anche Sanders che ribatte: “Se diventassi presidente io, metterei nei ruoli chiave dell’economia gente che non viene da Wall Street, che capisce come mettere un freno al declino della classe media”.

 

Sul fronte repubblicano invece procede la marcia senza rivali di Donald Trump verso la nomination. Il tycoon è ormai a quota 1.173 delegati. Meno di 100 mancano alla soglia dei 1.237 necessaria per la nomination. Non solo niente più rivali, ma anche niente ostacoli per Trump che adesso può contare su un riavvicinamento del partito. Dopo la vittoria di ieri, infatti, la Republican National Committee ha annunciato un accordo per raccogliere fondi a sostegno del candidato. Il presidente della Rnc, Reince Priebus in una nota ha dichiarato: "Donald Trump è consapevole dell'importanza di preservare la maggioranza repubblicana a livello locale, statale e nazionale e questo accordo per la raccolta fondi rappresenta un altro passaggio vitale per fa si che ciò avvenga”. Ma a ribadire la pace è soprattutto la dichiarazione successiva “Donald Trump ha ricevuto più voti di ogni altro candidato della storia del partito repubblicano e confidiamo che sarà così anche alle elezioni generali". 

di Stefania D'Agostino
 





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