Libia: a Sirte sotto l’Isis si muore ancora crocifissi Il rapporto della Human Rights Watch spiega la vita a Sirte sotto l’Isis. Indicibili le torture e i tormenti a cui è costretta la popolazione - www.Pontilenews.it


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19-05-2016

Libia: a Sirte sotto l’Isis si muore ancora crocifissi

Il rapporto della Human Rights Watch spiega la vita a Sirte sotto l’Isis. Indicibili le torture e i tormenti a cui è costretta la popolazione


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Crocifissioni, decapitazioni e fucilazioni, ma anche privazione di cibo, di denaro e di ogni genere di medicinale. Questa è la vita a Sirte, in Libia, ai tempi dell’Isis ed è la stessa vita che si conduce a Raqqa in Siria e a Mosul in Iran, cadute ormai da tempo sotto il controllo del Daesh. Orrori e ingiustizie che creano un clima di terrore infinito sono concentrati nelle 41 pagine del rapporto redatto dalla Ong Human Rights Watch (Hrw), costruito esclusivamente sulla base di interviste e testimonianze raccolte via telefono e appropriatamente intitolato: Ci sentiamo maledetti: la vita sotto l’Isis a Sirte in Libia.


Approfittando del caos scoppiato in Libia dopo la rivolta del 2011, che ha portato alla morte del dittatore Muhammad Gheddafi, il Daesh è riuscito a farsi strada e a conquistare diverse città. Circa un anno fa anche Sirte è caduta nelle mani dei jihadisti. Il rapporto di Hrw parte dalla presa della città e spiega in che modo l’Isis la controlli attraverso testimonianze “rubate” ai suoi abitanti, protetti dall’anonimato o da nomi fittizi. Emerge quindi un modus operandi comune in tutti i centri urbani conquistati dagli uomini del Califfato. Entrati a Sirte, infatti, i jihadisti hanno immediatamente assunto il controllo del porto e delle radio, insediandosi negli uffici governativi.

 

In un soffio la popolazione è stata tagliata fuori dal mondo. Collegamenti a internet resi accessibili solo da postazioni pubbliche strettamente controllate dagli uomini del califfato. Scuole e università costrette a insegnare la sharia e alunni maschi, separati dalle femmine, obbligati a seguire dai 15 anni in su corsi di addestramento. I jihadisti hanno saccheggiato e distrutto le abitazioni di coloro che sono considerati nemici, così come hanno costretto alla chiusura negozi di biancheria o di indumenti occidentali. Due terzi della popolazione sono riusciti a scappare dalla maglia infernale costruita attorno a loro ma le case sono state requisite e consegnate ai miliziani.

 

La popolazione vive nel terrore. Ad oggi si contano almeno 49 esecuzioni capitali eseguite a Martyrs Square, naturalmente senza la garanzia di un processo. Nel descriverle, gli abitanti della città hanno evocato scene di un orrore indescrivibile: decapitazioni e fucilazioni in pubblico, cadaveri in tute arancioni appesi a impalcature dopo essere stati crocifissi. A questo si aggiunge l’angoscia della notte, momento prediletto dai miliziani per irrompere nelle abitazioni e prelevare gli uomini dai loro letti. Ma peggio di queste violenze è il dover vivere con la consapevolezza che può accadere a chiunque di ritrovarsi cucita addosso l’accusa di bestemmia, stregoneria o spionaggio e andare incontro a queste atroci pene. La morte sembra camminare a fianco degli abitanti di Sirte, ormai. E a farne le spese non sono solo i presunti nemici del califfato ma anche i musulmani che si adeguano alle loro regole. E per avere un’idea di quanto ciò avvenga con frequenza basta pensare che sono state aperte tre prigioni. Naturalmente, non si contano neanche più i rapimenti e i casi di persone scomparse.

 

Come a Mosul e a Raqqa, anche a Sirte campeggiano per le vie della città manifesti che spiegano l’abbigliamento da indossare. La Hisba, “polizia morale”, pattuglia costantemente le strade tra minacce, multe e frustate agli uomini che fumano, che ascoltano musica o che girano accompagnati da donne non ritenute sufficientemente coperte dalle abaya (le lunghe vesti nere che coprono tutto il corpo a eccezione di testa, piedi e mani, coperti , però, da altri indumenti). Anche le bambine sono costrette a girare coperte. La testimonianza di Ahlam, 30 anni, è emblematica delle sofferenze a cui è costretta la popolazione: "Qui la vita è insostenibile. Uccidono innocenti, e poi non ci sono né ospedali né dottori, tantomeno medicine. Ci sono spie in ogni angolo della strada. Molti sono scappati, ma altri sono intrappolati. E non abbiamo soldi per fuggire" .

 

Giusta, dunque, l'affermazione dell'Hrw: "La natura e la dimensione delle esecuzioni e degli altri atti dell’Isis in Libia possono indurre a parlare di crimini contro l’umanità". Di fatto, quello che avviene a Sirte, per quanto possa sembrare assurdo, accade realmente e per giunta a pochi passi da noi.

di Stefania D'Agostino
 





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