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CRONACA

 

03-06-2016

2 giugno: l'Italia è una Repubblica (?)

Nel 1948 viene celebrata per la prima volta la ricorrenza della nascita della Repubblica italiana


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C’è chi la osanna e chi, al contrario, sembra averne dimenticato il senso, ma della festa del 2 giugno se ne sente parlare da tempo. Monarchia o repubblica? Questa la domanda posta agli italiani. Repubblica: questa la risposta. È il 1946. La Seconda guerra mondiale è terminata nel 1945, e la sua fine ha segnato il tramonto del regime fascista: la cornice storica nel quale collocare il referendum istituzionale e la nascita della Repubblica italiana è proprio questa. L’Italia si reca alle urne e, con un referendum istituzionale, gli italiani sono chiamati a scegliere tra due forme di governo: monarchia (in vigore fino a quella data) e repubblica. Quest’ultima ha la meglio e i Savoia vengono esiliati. Per l’Italia si apre un nuovo capitolo della storia.

 

Oltre alla sconfitta della monarchia e alla vittoria della repubblica, nel referendum del 2 giugno del 1946 c’è un altro elemento sul quale poggiare l’attenzione: il suffragio universale e l’estensione del diritto di voto, dunque, anche alle donne. Per rendere omaggio alla nascita della Repubblica italiana, il 2 giugno del 1948 a Roma, ha luogo una celebrazione. In quest’occasione, ciò che avviene nei Fori Imperiali, con il passare del tempo, diviene il simbolo della celebrazione della ricorrenza: la rivista militare, ovvero la rassegna delle forze armate. Cambia l’Italia, cambia il presidente della Repubblica (oggi Sergio Mattarella, nel ‘48 Luigi Einaudi)  ma la parata dei Fori Imperiali si svolge con regolarità dal lontano 1948.

 

Dopo settant’anni dalla sua nascita, l’Italia è una repubblica? Se quest’ultima nasce nel 1946, la sua legge fondamentale, la Costituzione, vede la luce nell’anno seguente e in essa sono presenti i principi fondamentali che delineano la forma di governo scelta il 2 giugno del 1946. Si propone di seguito una piccola rivisitazione. «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro» precario, o retribuito con voucher, qualora si abbia il privilegio di non far parte della grande schiera dei disoccupati. «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto»: tali parole compaiono nell’articolo 4 della Costituzione.

 

«La sovranità appartiene al popolo», sempre se al popolo interessi esercitarla (si osservi l’ultimo caso del referendum sulle trivelle, nel quale il quorum non è stato raggiunto). «Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge»: qualcuno rinfreschi la memoria a chi sostiene che il 2 giugno sia la festa della Repubblica «invasa». Alla luce di tutto ciò, l’Italia può chiamarsi repubblica? L’ardua sentenza ai posteri. 

di Giulia Morici
 





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