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POLITICA

 

01-06-2016

Confronto Sky su Roma, davvero uno di loro sarà sindaco?

I candidati alle prese con un format poco italiano, tutti in difficoltà


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Se a Milano il giorno prima i tre candidati a sindaco si erano confrontati in piedi, a Roma si parte seduti. Non c'entra la proverbiale pigrizia romana, ma è una forma di riguardo per Giorgia Meloni, ormai al settimo mese di gravidanza. I cinque principali contendenti (ce ne sono altri esclusi da Sky che raccoglieranno probabilmente le briciole in termini di voti) sembrano così appollaiati su un trespolo che forse non li aiuta a rilassarsi. Il format scelto da Sky sa di politica americana. Tempi contingentati, sostanziale divieto di accavallare le voci, domande dirette del moderatore (Gianluca Semprini). Ma i candidati sono italiani, e soffrono i limiti imposti.

 

Virginia Raggi. È il primo e unico confronto al quale decide di partecipare, e si capisce subito il perché. L'avvocato Raggi non sembra esattamente un principe del foro, ma nel suo caso le regole di Sky la aiutano a mantenersi in carreggiata. Ripete come mantra le lezioni che nei giorni scorsi le hanno impartito gli esperti di comunicazione del movimento, fra cui Rocco Casalino, ex partecipante del primo storico Grande Fratello. Le domande secche non ammettono approfondimenti. Gli argomenti galleggiano in superficie, e in questo contesto gli slogan cari al M5s fanno tutto sommato bella figura. Il tono che utilizza è però pesantemente artificioso. Quando Semprini le chiede se vuole usare una delle repliche alle quali i candidati hanno diritto nel corso del confronto, Raggi emette un sospiro da attrice di soap opera ed esclama sussiegosa: «Ma sì, prendiamocela questa replica». Impostata, voto 5,5.

 

Giorgia Meloni. Sorride molto, sembra fin troppo a suo agio, ma a sorpresa le prime frasi rivelano tensione ed escono fuori un po' cigolanti. Raggi la aiuta a rompere il ghiaccio accusandola di vergognarsi del suo passato fascista. A quel punto, la leader di Fratelli d'Italia si fa una gran risata a favore di camera e indossa i guantoni. Prima ricorda a Raggi che è stata commissariata ancora prima di essere eletta da 5 esponenti del M5s che la «aiuteranno» (ottima la smorfia che accompagna il verbo) a prendere le decisioni. Poi affonda il colpo sul caposaldo dei grillini - l'onestà - tirando in ballo non solo i famosi avvisi di garanzia a Pizzarotti e Nogarin, ma anche l'arresto del capogruppo pentastellato di Alessandria, accusato di aver rubato un portafogli in palestra. Velenosa, voto 6.

 

Alfio Marchini. Forse il suo alter ego Arfio avrebbe fatto una figura migliore. L'aspetto lo aiuta, ma paga gli evidenti problemi di dizione e di balbuzie, che emergono soprattutto nei momenti di maggior tensione. Si presenta come civico, ma il sostegno all'ultimo minuto di Berlusconi sembra più che altro una pericolosa zavorra. Durante l'appello finale cerca il colpo ad effetto di berlusconiana memoria, annunciando la volontà di rinunciare allo stipendio da sindaco, ma ha il sapore di un fuoco d'artificio in pieno giorno. Volenteroso, voto 5.

 

Stefano Fassina. Con il suo tono di voce che ricorda un Cristiano Malgioglio in versione malinconica, sembra quasi sorpreso di trovarsi lì con gli altri, ancora incredulo per la sentenza del Consiglio di Stato che lo ha rimesso in corsa. È l'unico a non attaccare Virginia Raggi, forse consapevole che una parte consistente dell'elettorato grillino gli è affine. Come Raggi è per il no secco alle Olimpiadi, e insieme alla candidata del M5s è il più cauto nella risposta alla domanda di Semprini sul problema dell'assenteismo fra i dipendenti del Comune di Roma. Si tratta, come ricorda il giornalista di Sky, di un bacino di voti significativo (considerando le partecipate, i dipendenti comunali sono oltre 50.000), ed è meglio mantenersi vaghi. Grigio, voto 4,5.

 

Roberto Giachetti. È l'anti-Raggi designato dalle ultime rilevazioni. Ma deve anche fare i conti con la brutta storia (da qualunque parte la si giudichi) di Ignazio Marino, defenestrato dal suo stesso partito. Rispetta fin troppo le regole imposte dal format, smettendo immediatamente di parlare una volta finito il tempo a disposizione, mentre gli altri sforano per concludere il ragionamento. Quando, inevitabile, arriva l'attacco di Raggi per i fatti di Mafia Capitale, Giachetti ha il suo momento migliore. Chiede la replica, ricordando la propria storia politica e amministrativa priva di macchie e la provenienza da un partito, quello radicale, mai coinvolto in nessuna bega giudiziaria nei suoi oltre 50 anni di vita. Il regista di Sky, però, sembra aver già deciso per chi votare. Mentre Giachetti termina il suo discorso, inquadra Raggi, che approfitta per guardare dritto in camera e scuotere la testa: la prima regola di ogni confronto per screditare il proprio avversario. Istituzionale, voto 6-.

di Andrea Piccoli
 





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