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ESTERI

 

05-06-2016

Referendum Svizzera, Anita Fetz: resterete senza lavoro a causa di digitalizzazione e industrializzazione

Reddito di cittadinanza, gli svizzeri dicono 'no grazie', classe politica quasi compatta per il no


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Si parla di reddito di cittadinanza in Svizzera: la proposta di legge assegnerebbe un reddito minimo a chi non lavora, e integrerebbe quello di chi guadagna meno di quella soglia. Il tetto previsto per vivere dignitosamente è di 2.500 franchi elvetici (circa 2.260 euro) per gli adulti, e di 625 franchi elvetici (circa 565 euro) per i minori, dalla nascita alla maggiore età. Si sono chiusi oggi alle 12 i seggi, e arrivano i primi risultati, che non sono ancora definitivi ma che nonostante la loro ufficiosità possono già farci capire che questa manovra non ha avuto successo. Con certezza, l’istituto Gsf di Berna fa sapere che la scelta popolare è stata per il no nei cantoni di Ginevra, Basilea e Zurigo: questi tre seggi hanno chiuso i conti con, rispettivamente, il 66,3%, il 65,4% e il 75,7% dei voti contrari. Gli svizzeri, a quanto pare, dicono no al reddito di cittadinanza che assegnerebbe a chi non lavora l’equivalente di 2.260 euro, e ai minorenni 565 euro circa. Da dire che anche gli strumenti di welfare in vigore sono ammortizzatori sociali di tutto rispetto, e infatti è in nome della loro conservazione che si vota per il no: il reddito di cittadinanza andrebbe a sostituirli. 


L’opinione pubblica elvetica è in ogni caso molto interessata all’argomento, e nonostante la qualità della vita piuttosto agiata tra gli svizzeri si sta diffondendo, a quanto pare, una certa paura per il futuro: vari settori dell’industria si stanno automatizzando sempre più, e molti posti di lavoro sono a rischio. Inoltre il referendum sul reddito di cittadinanza è stato proposto anche come riconoscimento nei confronti di quelle persone che assistono un familiare malato o anziano, finora senza diritto a una qualche forma di garanzia di condizioni di vita dignitose.

 

Ovviamente non sono mancate, in quest’ultimo periodo, le polemiche riguardo la possibile disincentivazione del lavoro (nel mirino, su questo, soprattutto le donne), e sul rischio che non ci sia più la meritocrazia tanto cara alle nordiche classi lavoratrici e contribuenti. Si tratta, poi, di una manovra che smuoverebbe ben 25 miliardi di franchi (quasi 25 miliardi di euro), e le casse dello Stato, secondo quanto dice il governo, non ce la fanno. Da destra e da sinistra la tendenza è l’esortazione a votare no. Alla Camera del Popolo l’idea è stata bocciata da una schiacciante maggioranza contraria, mentre alla Camera dei Cantoni è stata la deputata Anita Fetz, del partito socialista (ma soltanto lei) a sostenere che la soluzione possa essere valida per risolvere il problema che si presenterà in un futuro molto prossimo riguardo l’automatizzazione e la digitalizzazione dei processi lavorativi, e la conseguente maggior difficoltà che i giovani avranno nell’inserirsi nel mondo del lavoro, oltre alla problematica dei possibili licenziamenti. 

di Sandra Korshenrich
 





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