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SALUTE

 

24-04-2015

La dipendenza da internet rende più aggressivi: e tu sei pericoloso?

Dall'Università di Milano arrivano i dati e le certezze: quando è troppo? 10 indicatori di rischio.


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Impulsività, acting out (aggressività esternata verso gli altri), nervosismo eccessivo, insonnia e ansia sono stati i temi su cui un gruppo di psicologi italiani e britannici si sono soffermati fornendo finalmente delle risposte certe.

Come mai gli istinti impulsivi sono in aumento?

Questa la domanda dalla quale sono partiti un gruppo di psicologi dell'Università di Milano, coordinato dallo psicologo Roberto Truzoli e in collaborazione con Philip Reed della Swansea University (Gb) e Lisa A. Osborne della Abertawe Bro Morgannwg University Health Board (Galles). Il lavoro poi è stato pubblicato su 'Computers in Human Behavior'.

La ricerca si è svolta sottoponendo un gruppo di giovani studenti e lavoratori, assidui fequentatori del web, alcuni tests e che consistevano nel rispondere a domande a scelta multipla scegliendo la risposta esatta nel più breve tempo possibile.

Gli studenti potevano scegliere tra un risultato inferiore ma immediato (scelta impulsiva), un risultato intermedio fornito con un ritardo medio (scelta ottimale) e un risultato superiore con un ritardo più ampio (autocontrollo).

I test sono stati somministrati prima e dopo l'utilizzo e la navigazione su internet. 

Ciò che è emerso dallo studio è sconvolgente. Subito dopo aver navigato in Rete i partecipanti malati di dipendenza dal web hanno fatto molte più scelte impulsive, riducendo quelle che implicano autocontrollo, riflessione, ragionamento e valutazione attenta dei dati. Infine questi soggetti sono anche maggiormente esposti al gioco d'azzardo.

"Sono i primi dati che evidenziano sperimentalmente i cambiamenti del comportamento di scelta come risultato dell'esposizione a Internet - afferma Reed - e sono i primi a evidenziare questo cambiamento a livello comportamentale, diversamente da altre ricerche basate su correlazioni di dati self-report"

Ma quando preoccuparsi davvero?

L'utilizzo di internet, di videogiochi, di telefonino e di whastapp, come facebook e altri social stanno in effetti dilagando oltre modo, ma quando è il caso di fermarsi a riflettere se il proprio comportamento inizia ad essere deviato?

Ecco alcuni indicatori comportamentali che possono aiutare a riconoscere se siamo soggetti a rischio: 

1) ho pochi o per nulla amici nella vita quotidiana ma tanti sui social tipo Facebook;

2) tutto il tempo libero lo dedico al pc, al telefonino o altro dispositivo;

3) mi arrabbio troppo quando vengo disturbato mentre scrivo ai "miei amici";

4) resto sino a notte fonda e non mi accorgo del tempo che scorre davanti al  pc, telefonino, tablet etc...;

5) porto dietro con me il mio dispositivo e controllo ossessivamente se ci sono "nuovi messaggi e/o novità";

6) qualsiasi sintomo o malessere fisico avverto cerco ossessivamente le risposte su internet per farmi autodiagnosi;

7) sono intollerante, evitante o particolarmente scontroso quando sono in compagnia degli altri o della mia famiglia;

8) tendo a instaurare legami affettivi con gente che non conosco molto bene oppure conosciuta su internet e mi affeziono eccessivamente;

9) spesso sento di rinunciare al lavoro, ad uscire, oppure mi stanca stare insieme alla mia famiglia e mi isolo frequentemente per scrivere e/o navigare;

10) divento molto scontroso quando gli altri mi fanno notare che trascorro troppo tempo sul mio dispositivo elettronico.

Riconoscersi in 6 punti sopraelencati deve far riflettere. 

Oramai internet fa parte della nostra vita e della nostra quotidianità, a molti di noi piace scrivere e utilizzare le emoji per esprimere e far comprendere all'altro il proprio stato d'animo ma se poi non si riesce più ad emozionarsi per un abbraccio "vero", a divertirsi con i propri figli, a scambiarsi uno sguardo al bar con una bella ragazza, passeggiare e guardare in volto la gente che s'incontra, leggere un giornale cartaceo, andare in bicicletta o piangere "dal vivo" per un dolore, allora è il caso di iniziare a preoccuparsi davvero.

 

 

di Daniela Siciliano
 





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