Kurt Cobain: dall’uscita di Bleach verso il viale del tramonto, inizio e fine di un’icona Bleach segna il primo traguardo raggiunto dai Nirvana, ma per Kurt Cobain è solo un altro passo verso la distruzione - www.Pontilenews.it


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CULTURA

 

16-06-2016

Kurt Cobain: dall’uscita di Bleach verso il viale del tramonto, inizio e fine di un’icona

Bleach segna il primo traguardo raggiunto dai Nirvana, ma per Kurt Cobain è solo un altro passo verso la distruzione


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Il raggiungimento dell’agognato traguardo  può coincidere con il primo passo di un lungo e paranoico cammino verso il disfacimento e la fine? Sì se parliamo di Kurt Cobain una delle icone (suo malgrado) della cultura musicale alternativa che si è espressa a partire dalla seconda metà degli anni ’80; sì se consideriamo la traiettoria che ha preso la vita del fondatore dei Nirvana, quando l’acclamazione dei suoi sostenitori e il disprezzo dei suoi detrattori, lo hanno portato ad imbracciare un fucile e premere il grilletto.

 

È il 16 giugno del 1989 e la corsa verso il delirante declino di un Kurt Cobain inconsapevole è appena iniziata. I Nirvana riescono finalmente a uscire con il loro primo album registrato in studio, contente 13 canzoni. Bleach. Intenso come l’odore della candeggina, distruttivo e fastidioso come l’acido che smacchia e logora, è questo l’effetto che l’album di esordio della band, figlia del punk e generatrice del grunge, si presta a dare. Facendo man bassa di tutto ciò che Cobain ha assorbito, dal rock and roll fino all’avvento delle sporche sonorità punk, insieme a Chris Novoselic, Chad Channing e Jason Everman, con i quali registra l’album, ingurgitano, metabolizzano, rigettano e, solo alla fine, realizzano un’alternativa a ciò che era stato già detto, già fatto, nel variegato e brulicante universo musicale degli ultimi decenni del ‘900.

 

“Sento che esiste un senso universale tra quelli della mia generazione, che tutto è stato detto e fatto. Vero. Ma chi se ne frega. È pur sempre divertente fare finta. Questo è il primo decennio dall’inizio degli anni ’70 che due generazioni (la vecchia scuola e la nuova) condividono la stessa musica”. Questo è ciò che scriveva Kurt Cobain in una delle poche esternazioni chiare che possono essere spillate tra la miriade di vaneggiamenti deliranti che il cantante sputava sulla pagina del proprio diario. Fare finta. Non è roba che si addiceva a quel ragazzo che con la sua agenzia girava i luoghi più sperduti dell’Oregon e del Canada, e così, nel giro di tre settimane, i Nirvana registrano Bleach nonostante l’etichetta indipendente Sub Pop premesse per un semplice Ep.

 

Si apre, così, una nuova era della musica, fatta di apparenti non-sense, di implorazioni urlate e di racconti disturbati e violenti. Il senso di tutto ciò, forse, è racchiuso in una lettera che Cobain indirizza a un redattore, nella quale scrive: “Pensavo di far sapere al mondo quanto amo la gente. Pensavo di provare a creare qualcosa di personale che mi sarebbe piaciuto ascoltare. Perché gran parte dell’arte in questo mondo fa schifo al di là di ogni possibilità di descrizione - e prosegue – forse, in un certo senso, chiunque abbia ambizione sufficiente per creare e non per distruggere merita rispetto”. Rispetto a te che hai creato qualcosa di indistruttibile. 

    

di Clara Pellegrino
 





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