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ESTERI

 

20-06-2016

Istanbul, scontri e proteste al Gay Pride

La manifestazione non era stata autorizzata per motivi di ordine pubblico


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Piazza Taksim, Istanbul, Turchia, Europa. Europa? No, non ancora. Candidata dal ’95, ma tra scheletri nell’armadio e beghe attuali, la Turchia non rientra attualmente negli stati che costituiscono l’Unione Europea. Dal non riconoscimento delle barbarie inflitte al popolo armeno durante il primo genocidio del ‘900, passando per l’opposizione armata al Kurdistan (la nazione senza stato divisa tra Turchia, Iran, Iraq, Siria, Armenia), ad episodi come quello che andremo a documentare. Concentrandoci nuovamente su Piazza Taksim, la memoria viaggia alla serie di manifestazioni popolari che posero il nome della piazza tra i primi titoli di molte testate internazionali: la protesta anti-Erdogan del 2013 venne documentata in tutto il continente. Stavolta in piazza è scesa la comunità LGBT turca. Ieri il Gay Pride di Istanbul ha infiammato la piazza e le vie limitrofe.

 

Nella notte tra venerdì e sabato alcuni islamisti hanno assaltato un negozio di dischi in cui si celebrava l’uscita dell’ultimo disco dei Radiohead, reo di aver organizzato il party (dove venivano consumati anche alcolici) durante il Ramadan. Si è aperto così il week end finito con gli scontri avvenuti durante il Gay Pride non autorizzato: la procura di Istanbul aveva bloccato l’autorizzazione alla manifestazione perché a rischio sia per il momento programmato per lo svolgimento, durante il mese del Ramadan, sia per le minacce già ricevute nella settimana precedente da gruppi islamici conservatori, quali l’Alperen Ocaklari, organizzazione giovanile ultranazionalista. Kursat Mircan, capo dell’ufficio di Istanbul dell’Apleren Ocaklari, era stato chiaro: «Non vogliamo assolutamente che camminino nudi sul sacro suolo del nostro Paese durante il mese benedetto del Ramadan».

 

Idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma sono stati gli strumenti utilizzati dalle forze dell’ordine turche per disperdere i manifestanti, mentre le vie che costeggiano la piazza si riempivano degli islamisti che avevano minacciato di fermare con le proprie forze la non gradita manifestazione. Istanbul, ancora una volta, torna ad essere un campo di battaglia tra due fazioni cittadine o tra una di esse e le forze dell’ordine. Non appena un esponente della comunità ha imbracciato un comunicato preparato appositamente per il Gay Pride, la piazza di Istanbul è diventata teatro di scontro. La folla dispersa, giornalisti e cronisti tenuti alla larga per la famosa via Istiklak. Manifestazione impedita, un’altra piccola vittoria agguantata con la forza da Recep Tayyip Erdoğan.

di Andrea Graziano
 





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