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ESTERI

 

24-06-2016

Brexit vince, Gb fuori dall'Europa

L'Unione si sveglia senza una parte di essa


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La Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea, la Brexit ha vinto. Il “Leave” ha battuto il “Remain”, il 72,2% dei cittadini del Regno Unito aventi diritto al voto si sono recati alle urne, stabilendo un record di affluenza, e il 51,9% di essi ha espresso la volontà di abbandonare l’Europa comunitaria. Nigel Farage, leader dell’Ukip (Partito per l’Indipendenza del Regno Unito, conservatore e dichiaratamente antieuropeista) ha celebrato la notizia della vittoria del “Leave” parlando di «Indipendence Day» e chiedendo la testa politica del primo ministro David Cameron, a capo del fronte pro Europa, mentre la sterlina crolla e già si parla di effetto domino: Matteo Salvini afferma che a breve toccherà all’Italia, Geert Wilders, leader del Pvv (Partito per la Libertà, destra populista) dei Paesi Bassi, chiede consultazioni per il proprio paese.

 

Il primo ministro David Cameron, è stato tra i primi ad inaugurare la notte di attesa, twittando il suo ringraziamento a soli cinque minuti dalla chiusura delle urne: «Grazie a coloro i quali hanno votato per mantenere la Gran Bretagna più forte, più sicura all’interno». Nigel Farage, è stato invece il primo del fronte pro Brexit a esporsi durante la prima ora di spoglio, sottolineando come il fronte degli euroscettici stesse dando un segnale forte a Westminster e all’Unione «destinata al fallimento» e che non escludeva un “effetto domino” anche in caso di una sconfitta del suo fronte, almeno riguardo la messa in dubbio dell’appartenenza da parte di larghe fette di popolazione negli altri paesi comunitari. Stamattina quest’ultimo gioisce, il nome di Cameron viene accostato alla parola “dimissioni”, seppur i Tories gli chiedano di rimanere.

 

Le divisioni interne sono già in atto, la Brexit fa tutto tranne che unire. L’Irlanda del Nord e la Scozia hanno dichiarato una volontà opposta rispetto al risultato dell’intero Regno Unito: in Scozia, tute le 32 circoscrizioni hanno preferito il “Remain” e da Edimburgo è già stato lanciato l’allarme, colta la palla al balzo per mettere ancora in discussione l’unione tra Scozia e resto della Gran Bretagna. L’Irlanda del Nord guarda a Dublino, c’è chi ha dichiaratamente espresso la propria volontà di guardare all’Eire e di abbracciarsi fuori dal Regno Unito. Il voto è diviso anche a seconda delle fasce di età, se si guarda alla totalità della Gran Bretagna: stando a quanto riportato dagli opinion pool svolti all’uscita dai seggi britannici, seppur sia sempre doveroso maneggiare con cura le generalizzazioni, la fascia più giovane dei votanti (18-24) ha preferito in maggioranza il “Remain”, gli ultrasessantenni si sono concentrati sul “Leave”. A Gibilterra e Londra “Remain” schiacciante, ma inutile contro i distacchi subiti negli altri distretti. La partita è stata giocata sul distacco che hanno avuto le scelte vincenti: seppur i distretti abbiano rispettato le divisioni, la vittoria finale è stata segnata dal fatto che il “Leave” ha saputo riportare vittorie più schiaccianti nei distretti dove ha avuto la meglio.

 

La Brexit darà sicuramente un violento scossone all’economia interna britannica e a quella europea, ciò è stato mostrato sin da subito dalle oscillazioni della valuta del Regno Unito e dell’euro a seconda dell’avvicendarsi dei due possibili destini durante la notte. Con il “Remain” in testa la sterlina ha toccato il massimo valore dal 2015 (1,50 dollari circa), viceversa ha subito un calo, seguita dall’euro, come riportato da Bloomberg nel corso della notte con un grafico dettagliato che ha seguito le oscillazioni monetarie e dei mercati finanziari durante la giornata volta al voto. Attualmente la sterlina vale 1,33 dollari, segnando i minimi dal 1985 e le Borse mondiali cadono. Lo scenario si profila avvolto in una nebbia di dubbi, di messa in discussione di un’Unione sicuramente già precaria. Siamo veramente europei? Gli stati del vecchio continente sono più floridi uniti o divisi? Che sarà degli altri stati dell’Unione? Le domande sono molte, avremo risposte sia nel breve, che nel lungo periodo. Sicuramente quest’oggi ogni cittadino comunitario si porrà queste domande e dalle risposte che ognuno di noi si darà potrà dipendere molto, come oggi ha dimostrato il popolo della Gran Bretagna.

di Andrea Graziano
 





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