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CRONACA

 

07-07-2016

Undici arresti Expo: quando la mafia ci mette lo zampino

Le accuse: associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra


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Quando la mafia ci mette lo zampino, le cose non vanno mai bene. Non doveva essere la più grande opera mai realizzata, orgoglio italiano? Forse Giuseppe Sala qualcosuccia l’ha sbagliata e un esamino di coscienza sulla sua vigilanza a Expo2015 dovrebbe pur farselo. Se di Roma ne sono state dette di cotte e di crude, per gli scandali legati a Mafia Capitale, la città della moda, Milano, non è affatto da meno: i lavori sul Decumano di Expo sono finti nel mirino degli investigatori. Gli uomini della Guardia di Finanza hanno arrestato undici persone, tutte però estranee al circuito di Fiera-Expo, di cui quattro ai domiciliari, su richiesta dei magistrati milanesi antimafia Sara Ombra e Paolo Storari; tra questi anche un noto avvocato. Le accuse vanno dall’associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra, in particolare la famiglia Pietrapersa di Enna, fino al riciclaggio e frode fiscale

 

Ebbene, quello che doveva essere l’orgoglio italiano, con 21 milioni di visitatori in 184 giorni, altro non si è rivelato che un losco giro di affari, dove come al solito ad arricchirsi sono stati “pochi eletti”. Stando alle indagini, agli undici arrestati sono riconducibili alcune aziende a cui erano stati affidati appalti per l'Expo. Nello specifico, al centro dell'inchiesta c'è il consorzio di cooperative Dominus Scarl specializzato nell'allestimento di stand e di alcuni padiglioni; a tal proposito, le mani di Cosa Nostra sarebbero arrivate su quattro di questi padiglioni: Francia, Qatar, Guinea Equatoriale, sullo sponsor Birra Poretti, nel Palazzo Congressi e nell’Auditorium. Le società coinvolte ricorrevano a una sistema di fatture false per creare fondi neri: il denaro veniva riciclato in Sicilia dove gli indagati avevano legami con la famiglia di Cosa Nostra. Non risultano indagati l’Ente Fiera e la società di gestione Expo 2015.

 

Ma mentre la Guardia di Finanza ha effettuato un sequestro preventivo per circa cinque milioni di euro (durante le indagini sono stati trovati 400mila euro in contanti in un camion diretto dalla Lombardia in Sicilia), quello che desta maggiore scompiglio è l'assenza disarmante di controlli durante il periodo di Expo2015. A tal proposito, i magistrati sottolineano come nella gestione degli appalti da parte degli enti pubblici ci sia stata una «censurabile sottovalutazione» e «nessuna riflessione su alcune evidenti anomalie».  L’indagine, ha spiegato il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda milanese Ilda Boccassini, ha una certa importanza in quanto segnala la presenza in Lombardia non «della ’ndrangheta, ma di Cosa Nostra».  

 

In tutto questo cataclisma deprimente, segno di come ancora una volta in Italia non siamo riusciti a fare una cosa pulita, verrebbe da chiedersi: se l'inchiesta fosse emersa prima del ballottaggio fra Stefano Parisi e Giuseppe Sala, chissà come sarebbero andate le elezioni a Milano?

 

 

 

di Giulia Bordini
 





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