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CRONACA

 

25-07-2016

Omicidio Regeni, a sei mesi dalla scomparsa: ciò che sappiamo non è abbastanza

Oggi, a Roma, Amnesty ha organizzato una manifestazione per il ricercatore italiano ucciso al Cairo


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Sono passati sei mesi dalla sua scomparsa. Era andato via dell’Italia; voleva studiare, eppure ha trovato la morte. Era il 25 gennaio scorso quando di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso al Cairo, si perse qualsiasi traccia; fino al giorno del ritrovamento. Sei mesi sono tanti, forse, sufficienti a scoprire chi ha torturato il corpo di Giulio e lo ha abbandonato come si fa con l’immondizia: tutto questo tempo non è bastato e ancora oggi si continua a dire «Verità per Giulio». Cos’è che non ha funzionato in tutto questo lasso di tempo: l’assenza di collaborazione tra Italia ed Egitto? Oppure, la volontà di occultare la ragione di quella morte?

 

Sappiamo poco della morte del ricercatore italiano ucciso al Cairo o, forse, ancora oggi non sappiamo abbastanza. L’unica cosa certa è che sul suo volto «si è riversato tutto il male del mondo», come ha dichiarato la sua mamma Paola che nelle sue parole, con fermezza, ha denunciato l’assenza di collaborazione da parte dell’Egitto e la necessità di fare pressione affinché si riesca a capire chi sia stato a torturare il figlio. Cosa rappresentava Giulio per i suoi assassini? Nessuno ha mai creduto al rapimento per estorsione di denaro, né tantomeno all’omicidio compiuto da esponenti dei Fratelli Musulmani che, con l’uccisione di Giulio, avrebbero voluto creare imbarazzo al governo di Al Sisi. Tutto sembra convergere verso il tentativo di depistaggio.

 

Mentre l’Egitto, nell’aprile scorso, ha affermato che si sia trattato di un caso isolato, la realtà dei fatti sembra essere differente: per Amnesty International, infatti, sono 88 gli episodi di tortura che hanno avuto luogo in Egitto nel corso del 2016. Ciò che è accaduto a Giulio Regeni, dunque, potrebbe essere la «punta dell’iceberg e può far parte di una più ampia serie di sparizioni forzate a opera dell’Nsa e altri servizi d’intelligence in tutto il Paese». Eppure, il rapporto di Amnesty è stato dichiarato dal Cairo «parziale», «motivato politicamente» e scritto seguendo fonti «ostili allo Stato egiziano». Mentre la strada che porta alla verità sembra essere ancora troppo lunga, Roma si mobilita: oggi, alle ore 19:00 presso piazza del Pantheon si terrà una manifestazione per la ricorrenza della scomparsa di Giulio.

di Giulia Morici
 





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