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28-07-2016

Barack Obama celebra Hillary Clinton

Sostegno puro e sincero o mera opposizione a The Donald?


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Barack Obama alza il braccio di Hillary Clinton, come si fa con chi vince un incontro di boxe, davanti ai sostenitori accorsi a Philadelphia per la Convention del Partito Democratico. In effetti la Clinton ha già avuto una sua personale vittoria, mentre auspica la seconda, quella più importante. Il forte endorsement dell’attuale presidente degli Stati Uniti d’America arriva 24 ore dopo la suggellazione della democratica come prima candidata donna alla corsa alla Casa Bianca nella storia degli States. Ieri, 27 luglio, Philadelphia ha udito i boati che accompagnavano le parole di Obama, il quale si dice «pronto a passare il testimone».

 

Il lungo discorso di Obama, terminato con l’abbraccio di una raggiante Hillary Clinton salita sul palco, è un lungo attacco a Donald Trump, diretto e indiretto a oltranza, in perfetto stile Obama: moderato, con picchi in cui il discorso diventa più mirato. Ciò evidenzia e segue la linea che ha caratterizzato prima le primarie interne ai partiti, poi la campagna elettorale, di cui si vivranno i momenti più da qui a novembre. I candidati, concorrenti interni o avversari contrapposti, hanno sempre fatto leva sui punti deboli degli avversari e calcato la mano sui difetti, sull’impresentabilità, sugli scheletri nell’armadio inerenti al passato, sul male che l’avversario potrebbe fare al paese.

 

Le Convention si sono svolte in stile processo: prima i repubblicani hanno mosso l’accusa, poi i democratici sono passati alla difesa. Il punto di entrambe le Convention è stata Hillary Clinton, additata da Donald Trump come il male assoluto, sulla cui linea si è concesso l’ennesimo scivolone, annunciando ieri «Russia, se stai ascoltando, spero che riuscirai a trovare le 30000 e-mail di Hillary che sono sparite». Mentre il tycoon non perde occasione di fare brutta figura, sorge la domanda: Hillary è brava o la meno peggio? Seppur il concetto di “meno peggio” sia da tempo un concetto vicino agli italiani, negli Stati Uniti esso non aveva mai toccato in maniera così forte le elezioni presidenziali.

 

Nel 2008 Barack Obama si sfidò con Hillary nelle primarie interne al Partito Democratico, vinte dall’ex senatore dell’Illinois. All’epoca Obama spese parole dure contro i coniugi Clinton, contro le scelte di Bill, la poca chiarezza su certi temi di entrambi. Lo stesso Bernie Sanders, sicuramente scosso dalla fuga di notizie attuata di Wikileaks che rivelavano la parzialità degli alti vertici del partito in favore alla candidata e ai danni del progressista, ha ceduto e ha sopportato i fischi dei propri sostenitori pur di appoggiare l’avversario di Trump: ecco il punto, Hillary è prima l’avversario politico di The Donald, poi la candidata democratica. Il fronte unito non è pro Hillary, è contro Trump. Oggi si concluderà la Convention democratica, poi pop-corn in mano e che l’incontro abbia inizio. 

di Andrea Graziano
 





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