Strage di Dacca: identificato il mandante Si chiama Chowdhury ed è il leader di un sanguinario movimento estremista del Bangladesh allineato sulle stesse posizioni dell’Isis - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

31-07-2016

Strage di Dacca: identificato il mandante

Si chiama Chowdhury ed è il leader di un sanguinario movimento estremista del Bangladesh allineato sulle stesse posizioni dell’Isis


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A un mese di distanza, oggi conosciamo il nome di uno dei mandanti della strage di Dacca, in cui hanno perso la vita 22 persone tra cui nove italiani. Si chiama Tamim Ahmed Chowdhury ed è attualmente latitante. Ha trent’anni e origini bengalesi ma è vissuto per molto tempo in Ontario, Canada, dove nel 2013 aveva richiamato l’attenzione dei servizi segreti locali per i suoi rapporti con gli ambienti integralisti. In particolare ad allertare l’Intelligence erano i legami con Ahmed Waseem e Mohammed Al Shaer, due bengalesi partiti poi alla volta della Siria. Accortosi di essere sorvegliato, Chowdhury aveva deciso di far perdere le sue tracce ed era tornato in Bangladesh dove, secondo un rapporto redatto dagli inquirenti, era diventato leader e principale finanziatore del movimento di ultra-islamisti “Jamaat-ul-Mujaheddin Bangladesh” che aveva allineato alle stesse posizioni dell’Isis.

 

Si dedicava in prima persona al compito di radicalizzare il maggior numero di giovani musulmani, impartendo loro anche lezioni su come colpire gli obiettivi. Tra questi, appunto, c’erano anche i ragazzi del commando che ha compiuto la strage al ristorante “Holey Artisan Bakery” di Dacca, istruiti e equipaggiati in un rifugio situato nella regione di Kalaynpur, assieme ad altri giovani destinati ad attacchi successivi da condurre sempre in Bangladesh. Stessa cosa Chowdhury avrebbe fatto anche per i miliziani che, poco dopo la strage di Dacca, hanno attaccato un raduno di 250.000 fedeli, riuniti per celebrare la fine del Ramadam, uccidendone barbaramente tre. Inoltre pare abbia procurato armi, denaro e anche il nascondiglio a un commando di nove miliziani, arrestati quattro giorni fa durante un blitz delle forze dell’ordine a Kalaynpur, sobborgo a sud-ovest di Dacca.

 

A lui si è arrivati proprio grazie alle dichiarazioni rilasciate da uno dei miliziani arrestati durante l’interrogatorio. Adesso però gli inquirenti hanno ancora un nodo da sciogliere. Bisognerà infatti capire se tra l’organizzazione di Chowdhury e lo Stato islamico, che anche ha rivendicato la strage di Dacca, vi sia qualche collegamento. Quel che è certo è che nel giugno scorso Dabiq, rivista dello Stato Islamico, aveva pubblicato una lunga intervista a Chowdhury, presentandolo con il nome di Abu Ibrahim al Hanif ed emiro dell’Isis in Bangladesh. Intanto la caccia all’uomo è partita. Gli inquirenti sono convinti che Chowdhury sia ancora in Bangladesh.

di Stefania D'Agostino
 





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