Sirte: nel covo dell’Isis anche documenti sull’Italia. Militanti già presenti nel milanese Le autorità libiche chiedono una maggiore collaborazione a quelle italiane - www.Pontilenews.it


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ESTERI

 

13-08-2016

Sirte: nel covo dell’Isis anche documenti sull’Italia. Militanti già presenti nel milanese

Le autorità libiche chiedono una maggiore collaborazione a quelle italiane


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Da qui punto di partenza verso Roma”. Non solo una scritta propagandistica ,lasciata sui muri del porto di Sirte dai jihadisti messi in fuga dalla milizie fedeli al governo di Sarraj. Ma una minaccia vera e propria che adesso sta prendendo pericolosamente forma, una pietra miliare che fissa con ostinazione il punto di partenza per la conquista della Città Eterna e dell’Italia. Conquista che in realtà potrebbe essere iniziata già da diverso tempo. Perché è questo quanto starebbe emergendo dalle carte recuperate nel covo dei miliziani dello Stato islamico dagli 007 libici e che adesso si tenta affannosamente di decifrare in una lotta contro il tempo.

 

Documenti che raccontano l’Isis, spiegando minuziosamente le catene di comando dalla Libia e dall’Iran alla Siria e delineano i ruoli chiave di alcuni personaggi. Ma il materiale da studiare è tanto, anzi tantissimo. Pile di quaderni e di taccuini scritti a mano assieme a una quantità infinita di foglietti fittamente appuntati e volati via da chissà dove, nei quali però sono state individuate già molte pagine dense di informazioni che, secondo i servizi segreti libici, riguarderebbero direttamente il nostro Paese.

 

A destare nuove preoccupazioni sarebbero piani d’attacco già delineati e affidati a terroristi affiliati all’Isis, assieme a un elenco di militanti presenti o transitati nel nostro Paese, in particolare nell’area del milanese. Questi, come del resto già si sapeva da tempo, sarebbero giunti sulle nostre coste a bordo dei famigerati barconi della speranza, mescolandosi alla massa umana di disperati in fuga dalla Libia. Tra questi ci sarebbe Al Muaz Ben Adelkader al Fizani, meglio noto come Abu Nasim. Personaggio ritenuto molto pericoloso dagli 007 libici e collegato all’Italia anche perché vicino ai sequestratori dei tecnici della Bonatti rapiti vicino Tripoli nel 2015. Una vicenda che nell’aprile scorso tenne l’Italia col fiato sospeso perché due di loro vennero trucidati mentre gli altri due, proprio quando si temeva il peggio, furono liberati in circostanze tutt’oggi poco chiare. Nasim ha vissuto a Milano per diverso tempo poi, recatosi a Sirte un mese fa è stato costretto a fuggire in Nigeria con un falso passaporto inglese, dove gode oggi della protezione di Boko Haram.

 

In funzione di quanto si va pian piano delineando, le autorità libiche chiedono quindi una maggior collaborazione a quelle italiane, dicendosi pronte a condividere queste informazioni fondamentali per l’incolumità del nostro paese.

di Stefania D'Agostino
 





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