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ESTERI

 

23-08-2016

Crimini di guerra, storica sentenza contro i danni al patrimonio mondiale

Chi altro attua crimini contro l'umanità?


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Il 22 agosto 2016, all’Aia è iniziato il processo d’accusa ad Ahmad al Faqi al Mahdi, militante di Ansar Dine (Ausiliari della religione islamica, gruppo fondamentalista che opera in Mali). La Corte penale internazionale ha imputato ad al Mahdi il reato di “crimini di guerra” per «la distruzione di monumenti di carattere storico e religioso» perpetrata nel 2012, in particolare nove mausolei e una moschea di Timbuctù, in Mali, classificata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, proposta recentemente come una delle sette meraviglie moderne. Conosciuto con lo pseudonimo di Abu Tourab, al Mahdi si è dichiarato colpevole e pentito per i fatti commessi, a causa dei quali rischia una pena che potrebbe anche raggiungere i 30 anni di detenzione.

 

Anche i Buddha di Bamiyan in Afghanistan, i tesori di Nimrud in Iraq e Palmira in Siria hanno subito la stessa sorte della decina di templi malesi, ma la sentenza che potrebbe colpire al Mahdi sarebbe storica: crimini di guerra imputati a causa di danni al patrimonio culturale, storico o religioso che sia. Più volte lo Stato Islamico ha attaccato e distrutto luoghi di culto e oggetti sacri e la sentenza diverrebbe uno storico precedente di diritto internazionale. Il trattato istitutivo della Corte dell’Aia (Statuto di Roma) sancisce con l’articolo 8.2 che è reato «dirigere intenzionalmente attacchi contro edifici dedicati al culto, all’educazione, all’arte, alla scienza o a scopi umanitari, a monumenti storici, a ospedali e luoghi dove sono riuniti i malati ed i feriti, purché tali edifici non siano utilizzati per fini militari». 

 

Statuto che non è stato firmato da stati quali Afghanistan, Arabia Saudita, Iraq, Libia, Siria, Yemen e tristemente Cina, Russia, Stati Uniti. A tal proposito in molti hanno lamentato la mancata sottoscrizione da parte di paesi quali la Russia, il cui nome riecheggia sui titoli internazionali quando vengono riportate le notizie dei bombardamenti effettuati in Siria, nei quali hanno perso la vita dottori e pazienti di ospedali. Medici, donne e bambini che hanno perso la vita a Aleppo e Millis. Crimini di guerra? A maggio scorso è stato condannato Hissène Habré, ex dittatore del Ciad, per crimini contro l’umanità e altri reati gravi: gli è stata imputata la scomparsa di 40000 persone fra il 1982 e il 1990. Una sentenza che è arrivata dopo venticinque anni segnata dal braccio di ferro legale su un terreno che l’Unione Africana non riusciva a conquistare a causa della districata rete che il “Pinochet d’Africa” aveva messo in atto.

 

Il Kurdistan è stato colpito a Gaziantep da un attentato kamikaze eseguito da un dodicenne, a Kirkuk un coetaneo è stato bloccato perché indossava una cintura esplosiva sotto una maglietta di Lionel Messi. Il Manuale del giovane jihadista è diventato il vadevecum per la morte certa in nome di niente e per i fini di uomini che fino a oggi sono coinvolti nell’uccisione o mutilazione di più di 700 bambini in Medioriente, stando a quanto ha dichiarato Leila Zerrougui, rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i minori nei conflitti armati. Fa sicuramente storcere il naso e provoca dispiacere constatare che la comunità internazionale sia riuscita a portare alla sbarra in modo più o meno repentino al Mahdi, macchiatosi della distruzione dei templi di Timbuctù, e non chi bombarda ospedali, usa bambini soldato, attua torture di massa. In molti si augurano una difesa dei popoli afflitti indipendentemente da chi sia il carnefice. 

di Andrea Graziano
 





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