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ESTERI

 

19-09-2016

Libia, due tecnici italiani rapiti nel sud del paese

Farnesina e ministero degli Esteri libico confermano. Con loro sequestrato anche un canadese


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Due tecnici italiani sono stati sequestrati a Ghat, nel sud della Libia. Danilo Calonego e Bruno Cacace sono stati bloccati da un fuoristrada nei pressi della cava di El-Gnoun, secondo quanto riferisce il sindaco di Ghat, Qawmani Mohammed Saleh. Assieme ai due italiani è stato rapito anche un terzo lavoratore di nazionalità canadese. I tre lavorano per l’azienda Conicos, che da diversi anni in Libia si occupa di infrastrutture, e nello specifico ha l’appalto per la manutenzione dell’aeroporto di Ghat, dove i tre si stavano appunto recando. L’azienda, che ha sede a Mondovì, avrebbe dovuto partecipare anche alla costruzione della famosa autostrada promessa a suo tempo dal governo italiano a Gheddafi.

 

Ghat si trova nella regione del Fezzan, una delle zone del paese amministrata dal governo di unità nazionale riconosciuto dalla comunità internazionale. In realtà, tuttavia, il controllo del territorio è tutt’altro che garantito anche in quest’area, e il rapimento non fa che confermare l’estrema instabilità del paese. Sebbene non sia stata ancora registrata la presenza di jihadisti nella zona, l’area attorno a Ghat è stata indicata come potenziale rifugio per cellule di passaggio fra la Libia, l’Algeria e il Mali. Data la scarsità di controlli, peraltro, la zona è usata spesso come nascondiglio dalle bande criminali che negli ultimi anni imperversano nel caos libico.

 

Dopo il tragico epilogo del sequestro, nel marzo scorso, dei quattro lavoratori della Bonatti (due dei quali rimasero uccisi, come raccontavamo qui) – la Farnesina aveva invitato le aziende italiane che lavorano in Libia a servirsi di personale locale per evitare rischi. Il quadro politico e militare è troppo complesso per garantire le condizioni minime di sicurezza ai lavoratori stranieri. Alla miriade di fazioni rivali che si combattono dalla caduta di Gheddafi va aggiunta la minaccia ancora presente dell’Isis, nonostante le ultime sconfitte sul campo. Da New York, il presidente del Consiglio Matteo Renzi sta seguendo la vicenda tenendosi in costante contatto con il ministro degli Esteri Gentiloni. Telegrafico il commento della Farnesina: «Si sta lavorando con il massimo riserbo tenuto conto della delicatezza della situazione ». Stando a fonti dei servizi segreti, l’azione non sembrerebbe di natura specificatamente anti-italiana. Ciò farebbe propendere per il “semplice” rapimento a scopo di estorsione. C’è però un’ipotesi alternativa, più “politica”: è di pochi giorni fa la notizia dell’avvio dell’operazione Ippocrate, ovvero l’organizzazione di un ospedale da campo militare italiano a Misurata per curare i feriti che combattono contro l’Isis a Sirte. In tal caso, il sequestro avrebbe il valore di una ritorsione nei confronti della politica estera italiana, e ciò complicherebbe di certo il destino dei due lavoratori.

di Andrea Piccoli
 





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