Quando politica e giornalismo non ballano insieme Ieri, a Palermo, alcuni cronisti sono stati attaccati da attivisti del M5s sotto lo sguardo indifferente di Virginia Raggi. E' intervenuto l'Ordine dei Giornalisti della Sicilia - www.Pontilenews.it


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POLITICA

 

26-09-2016

Quando politica e giornalismo non ballano insieme

Ieri, a Palermo, alcuni cronisti sono stati attaccati da attivisti del M5s sotto lo sguardo indifferente di Virginia Raggi. E' intervenuto l'Ordine dei Giornalisti della Sicilia


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Sembra ieri – era il dicembre 2015 – il giorno che il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dal palco della Leopolda, accusò alcuni giornali di speculare sul caso Banca Etruria-Boschi. Il premier aveva dato ai giornalisti de Il Fatto Quotidiano dei «gufi», dei «disfattisti», e sul sito della manifestazione aveva aperto un sondaggio: Scegli il peggior titolo di giornale. Le 16 titolazioni fra cui si poteva scegliere facevano capo ad appena tre testate: una era de Il Giornale, quattro di Libero e undici del giornale diretto da Marco Travaglio. Su Facebook, Renzi riproponeva contemporaneamente il suo beffardo sbigottimento etichettando le pagine dei giornali proposte come «le top delle balle contro il governo Renzi». Tra queste presunte “balle”, comparivano, tra quelle de Il Fatto Quotidiano: «È Landini l’antirenzi»; «Renzi distrugge la sinistra»; «Le grandi riforme: insegnanti deportati, Jobs Act fuorilegge». Tacciato di millanteria, il giornale di Travaglio non si è mai fatto scoraggiare. D’altronde non può certo dirsi estraneo a un tale tipo di incriminazioni: già il governo Berlusconi ne faceva il suo nemico numero uno (e la cosa era reciproca). Ad ogni modo, allora, il senatore della minoranza Pd Miguel Gotor commentò ai giornali: «Trovo sbagliato che il presidente del Consiglio, ossia il detentore del potere esecutivo, metta alla berlina alcune testate giornalistiche, quelle che criticano i provvedimenti del governo. Forse tra una Leopolda e un’altra si stanno perdendo con troppa leggerezza, e un eccesso di indifferenza dell’opinione pubblica, senso delle proporzioni e del proprio ruolo istituzionale».

 

Non solo Renzi. Ad attaccare la stampa, da sempre, Beppe Grillo. Sul suo blog, a fine 2013, quest’ultimo aveva lanciato la rubrica ironico-polemica (provvidenzialmente sospesa nell’estate 2014) Giornalista del giorno: qui era caccia aperta – si chiedeva agli attivisti di fare le loro segnalazioni – ai giornalisti brutti e cattivi, maldisposti, secondo lui, nei confronti del Movimento 5 Stelle. La prima “arrestata” fu Maria Novella Oppo, de L’Unità. E l’indignazione fu generale, dall’allora premier Enrico Letta (che twittò: «Democrazia è rispetto della libertà dei giornalisti di criticarti»), alla presidente della Camera Laura Boldrini, dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana all’Ordine dei Giornalisti, al Pd tutto, compreso Renzi, che a La7 dichiarò: «Non posso accettare che l’imbarbarimento della politica porti a insultare i giornalisti». Come questo, poi, se lo sia dimenticato, lo abbiamo già raccontato.

 

E veniamo ai giorni nostri. Negli ultimi mesi, e ancor più nelle ultime settimane, le penne dei giornalisti si affilano su Virginia Raggi. E non sono solo i plettri nostrani a suonargliele, ma anche quelli esteri. La sindaca di Roma, lo scorso 12 settembre, sulla sua pagina Facebook, dava così il buongiorno ai giornalisti: «Cosa vi hanno ordinato di "catturare" oggi? Un dito nel naso, i capelli fuori posto, mio figlio che magari fa i capricci per dire che sono una madre snaturata?Mi fate un po' pena a dir la verità: tutta la vostra vita passata ad aspettare che qualcuno "inciampi"... Forse siamo già al giornalismo 3.0? Ad ogni modo, se faccio presto, oggi butterò l'immondizia: state pronti! Sia mai sbagli bidone, potete vincere il Pulitzer!».

«Siamo sotto attacco, tutti i giorni!», si è poi allarmata nel video diffuso pochi giorni fa sui social per dare appuntamento agli attivisti del Movimento 5 Stelle in Sicilia nelle giornate di ieri e l’altro ieri. E ieri 25 settembre, a Palermo, Raggi, diritta sul palco in jeans e maglietta fucsia, ha ancora avuto da lamentarsi della stampa: «L’ultima moda è attaccare le mie orecchie grandi!» - e  ci duole ricordarglielo, ma in verità è stata la prima. Ad ogni modo, contro la stampa, ieri, è avvenuto ben altro: mentre la sindaca era intenta a saltellare festosa tra la folla del Foro Italico palermitano, alcuni militanti hanno insultato («Buffoni!»; «Venduti!»; «Leccate il potere!»; «Terroristi giornalisti!») i cronisti presenti, arrivando a spintonarli, anche violentemente. Raggi, noncurante di cori e spintoni, ha continuato a ballare indifferente, come se le orecchie grandi di cui sopra si fossero improvvisamente fatte piccole e sorde, insensibili. Chi non è rimasto indifferente all’episodio, invece, è stato l’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, che ha diffuso questa nota: «Esprimiamo vicinanza ai colleghi che in questi giorni, nel corso del raduno nazionale del Movimento Cinque Stelle, hanno subito duri attacchi da esponenti e attivisti. A Palermo abbiamo registrato un clima da rissa con insulti, aggressioni e spintoni ai giornalisti che “pretendevano” di fare il loro lavoro, ponendo delle domande ai rappresentanti più in vista del M5S. Un episodio che ci preoccupa e che ricorda gli ultras degli stadi e lo squadrismo degli anni Settanta. Ci rivolgiamo ai dirigenti del Movimento, che dicono di voler governare l'Italia e intanto sembrano non riuscire a governare la loro piazza: la democrazia, fatto salvo il sacrosanto diritto di critica, che vale anche nei confronti dei giornalisti, impone il rispetto del lavoro altrui, specialmente di chi informa e di chi contribuisce così alla salvaguardia dei principi democratici di questo Paese».

 

VIDEO di fanpage.it

di Vittoria Montesano
 







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