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POLITICA

 

26-09-2016

Referendum costituzionale, il 4 dicembre è la resa dei conti

Il Consiglio dei ministri approva la data per la consultazione. L’opposizione polemizza


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Con ammirevole sprezzo del pericolo (e del ridicolo), Matteo Renzi ha indicato il 4 dicembre come la data fatidica che deciderà della sua carriera politica, oltre che dell’assetto istituzionale del paese. Sì, perché calendario alla mano, il 4 dicembre si celebra un santo particolare, dal nome che evoca associazioni mentali non proprio felici e alimenta il solito battutismo d’accatto tipico dei sagaci utenti di Twitter: San Sola. In quella data, i fautori del No sperano di scongiurare ciò che avvertono come una colossale fregatura imposta dalla riforma (“schiforma” secondo alcuni) Boschi, e pare abbiano buone possibilità di farcela, almeno stando alle ultime rivelazioni (sondaggio Emg per il Tg di La7), che vedono i contrari in vantaggio di circa 5 punti.

 

Al di là delle considerazioni di tipo religioso, la scelta non pare abbia entusiasmato l’opposizione, che ha subito denunciato la presunta volontà del governo di tirarla per le lunghe e di puntare sull’astensione per vincere un referendum che non prevede quorum. Gli esponenti del M5s che fanno parte della commissione Affari costituzionali della Camera sono fra i più duri. Si legge nella nota consegnata alla stampa: «Data indegna. È grave che Renzi abbia scelto la data del referendum costituzionale senza neanche consultarsi con le opposizioni. Ed è altrettanto grave e vergognoso che abbia negato ai cittadini, per così tanto tempo, la possibilità di esprimersi su un tema così delicato e importante, facendo un'indegna melina. Inoltre, se avesse potuto, il Presidente del Consiglio ci avrebbe fatto votare a Natale o, magari, a Capodanno, nella speranza di scoraggiare la maggioranza degli italiani, che è a favore del No, a recarsi alle urne e nel tentativo di arrivare a mangiarsi il panettone».

 

Se l’accusa di puntare all’astensione non sembra delle più convincenti (non si capisce perché una percentuale bassa di votanti dovrebbe per forza di cose favorire il Sì), meno campata in aria pare quella di voler prendere tempo. Negli oltre due mesi che ci separano dal voto, infatti, il governo presenterà ad esempio la nuova legge di stabilità, con possibili sgravi fiscali a favore di particolari categorie di cittadini in sofferenza. Si parla ad esempio del raddoppio della quattordicesima per i pensionati che riscuotono la minima, e del taglio di Ires e Iri. «La partita è adesso e non tornerà. Non ci sarà un'altra occasione. Sono certo che non la sprecheremo», scrive Renzi nella sua newsletter. Il Presidente del Consiglio risponde inoltre a quanti avevano fatto polemica per il testo inserito sulla scheda del referendum, secondo alcuni un vero e proprio spot per il Sì: «Il quesito referendario è stato stabilito dalla legge, non dal marketing. Ma potremmo ridurlo a un concetto più semplice. Vogliamo avere un paese più stabile e più semplice o vogliamo tornare alle bicamerali D'Alema-Berlusconi o consegnarci a una strana forma di democrazia diretta in cui una Srl di Milano controlla la democrazia interna di uno dei più grandi partiti del paese e si lega ai propri amministratori da contratti privati con tanto di penali da pagare? La partita è tutta qui. Qui e ora. Chi vuole cambiare, ci dia una mano». Quel che è certo è che la strada che porta al referendum è lunga, e interminabile e sfiancante appare la campagna elettorale che di fatto è già cominciata.

di Andrea Piccoli
 





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