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POLITICA

 

28-09-2016

Grillo e il silenzio stampa: bavagli e bavaglini per gli esponenti del M5s

L'arma del silenzio è da sempre la prediletta dei pentastellati per combattere le difficoltà (non solo quella di Roma)


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«Ringrazio di cuore tutti i portavoce del Movimento 5 Stelle che non faranno né dichiarazioni né interviste su Roma nei prossimi giorni. Grazie di cuore a tutti»: Beppe Grillo, su Twitter, tra cuori e ringraziamenti, impone (di nuovo) il silenzio stampa agli attivisti del M5s. Continua la sua storica battaglia contro i giornali, accusati di complicare lo svolgimento del lavoro del Movimento, che si sente ora vittima di un vero e proprio complotto dei media a suo discapito.  La scelta del silenzio nei confronti della stampa è stata la tana (o la trappola) in cui i pentastellati si sono rifugiati (o sono stati esiliati da Grillo) spesso. L’ultima raccomandazione di non parlare con gli sconosciuti (i giornalisti) scaturisce dal diniego del consigliere della Corte dei Conti Salvatore Tutino a spendersi come assessore al Bilancio in Campidoglio. Scelta fatta, stando a quanto dichiarato all’AdnKronos dallo stesso economista, per il clima interno al M5s («Il partito dovrebbe sostenere la giunta di Roma. Ma qui il primo che si alza batte un colpo e anche le persone animate da buone intenzioni, come Virginia Raggi, se non sono messe nelle migliori condizioni non possono fare molto») e per le illazioni fatte (ai giornali, appunto) sul suo conto da alcuni esponenti pentastellati. A cominciare da Roberto Fico, che aveva scelto La Stampa per commentare l’ipotesi di Raggi su Tutino: «È una scelta di Virginia, vedremo se sarà confermato. Ma non c’è dubbio che su quel nome abbiamo fatto delle interrogazioni parlamentari, rilanciate da Di Battista e da Ruocco. Diamo per scontato che, se noi facciamo un’interrogazione, un sindaco se la vada a leggere. È depositata. Può essere anche sbagliata e ha ragione la sindaca, ma certamente prima deve valutarla».

Grillo ha assistito spazientito alla scena, e ha stabilito che i giornali, anche stavolta, sono un nemico, un ostacolo alla creazione di condizioni favorevoli al lavoro del M5s.

 

Le condizioni migliori per lavorare, intanto, secondo il comico genovese, sono fatte di bavagli e bavaglini. I «portavoce», come li chiama lui (ma sarebbe più coerente definirli senzavoce), del M5s vengono ancora una volta trattati come pargoletti che non sanno badare a se stessi, che come si muovono rischiano di buttare all’aria le pappette e sporcarsi le tutine (oltreché Tutino). Se a torto o a ragione, stabilitelo voi. Intanto, però, questo invocato su Roma è solo l’ultimo di una lunga lista di appelli di Grillo al silenzio stampa.  Il M5s arrivò al boom alle politiche di febbraio 2013 in silenzio, e di pane e silenzio vissero i parlamentari 5 Stelle neoeletti appena arrivati a Roma. E fu subito mutismo, per dirne una delle prime, sulla delicata questione immigrati, a ottobre 2013, fino all’assemblea congiunta del Movimento: prima il ripasso della lezione e il dibattito interno, e poi le dichiarazioni. Questa la strategia confermata in altre importanti occasioni successive, anche in situazioni critiche interne al Movimento stesso. L’arma del silenzio, anche nei confronti dei diretti interessati pentastellati, è stata la prediletta del direttorio nei momenti più caldi: si pensi al caso Pizzarotti. Un bel giorno, dopo giorni e giorni di mutismo, il sindaco di Parma si ritrovò sulla casella di posta elettronica questa e-mail (che pubblicò sulla sua pagina Facebook) firmata da un’entità anonima («Staff»): «Gentile Federico Pizzarotti, abbiamo appreso la notizia da fonti di stampa (sempre lei! ndr) che saresti indagato per il reato di concorso in abuso d'ufficio (…). Siamo qui a chiederti la cortese trasmissione di copia dell'avviso di garanzia ricevuto e di tutti i documenti connessi alla vicenda». La risposta del sindaco non si fece attendere: «Gentilissimo anonimo staff, forse vi siete dimenticati che sono un sindaco eletto, e pubblico ufficiale, e ad una e-mail anonima non fornisco nessun documento. (…) Voi da mesi non rispondete alle diverse e-mail su cui chiediamo chiarimenti in merito alla situazione del nostro consiglio comunale, forse dovreste preoccuparvi anche di quello. Per altri approfondimenti fatemi chiamare dal responsabile dei Comuni Luigi di Maio. Distinti saluti».

 

Il M5s, tornando a Roma, dicevamo, si chiude ancora in se stesso. Per lavorare in santa pace, dice. Ma ragionevole è il dubbio che scelga il silenzio quando proprio non sa cosa fare, e quindi cosa dire. E sul non dire, allora, la scelta potrebbe anche risultare saggia. Se il sapere cosa fare non fosse così fondamentale.

di Vittoria Montesano
 





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